Sequestro Barbara, un fermo. Ma lei non riconosce il covo

Novara - Molti interrogatori nella notte. Ma per il sequestro di Barbara Vergani resta un solo fermo. Quello di Virgilio Giromini, 46 anni, di Miasino. Ieri sera lo hanno portato in questura a Novara. Con l'accusa di essere il telefonista. Lui, davanti al procuratore aggiunto di Torino, Maurizio Laudi, e ai sostituti Anna Maria Loreto Onelio Dodero, ha respinto le ipotesi degli inquirenti: "Non sono stato io, ho paura di parlare". Ma le prove nei suoi confronti sono numerose. Due sim card usate per telefonare a Carlo Vergani, il papà della giovane rapita, che sono state trovate nell' abitazione in frazione Tortirogno, a Miasino, di proprietà della madre, ma in uso a lui. Nell'alloggio, considerata la prigione della ragazza, è stata anche sequestrata la macchina da scrivere che sarebbe stata usata per scrivere il biglietto con le richiesta del riscatto. Tra il materiale sequestrato anche una pistola giocattolo: un'arma che potrebbe essere quella usata per minacciare la ragazza il giorno del rapimento. Giromini conosceva Carlo Vergani per rapporti di lavoro. Il fermato vive con la sorella che è segretaria di Oreste Primatesta, titolare dell' albergo Approdo di Pettenasco (Novara), di cui Vergani è socio.

La difesa di Giromini "Il mio cliente si dichiara estraneo ai fatti". Così Andrea La Francesca, l'avvocato difensore di Virgilio Giromini, l'uomo fermato per il sequestro di Barbara Vergani. "Vi sono elementi che, se letti in un certo modo, possono sembrare determinanti - continua il legale -. Ma se visti dopo le dichiarazioni di Giromini possono assumere tutt'altra veste. Vedremo come si evolveranno le cose, ma certo il mio cliente è sotto choc per le pesanti accuse che gli sono state rivolte". Giromini risponde alle domande degli inquirenti "anche se continua a negare tutto".

Il covo Gli investigatori potrebbero fare un nuovo sopralluogo nel bilocale, che si presume essere stato la prigione di Barbara Vergani. L'appartamento si trova in una palazzina di Tortirogno, una frazione di Miasino sulle rive del lago d'Orta, di proprietà della madre di Virgilio Giromini. Ma nonostante Barbare sia rimasta all'interno dell'alloggio per oltre un'ora non ha fornito agli investigatori elementi utili alle indagini. La ragazza era accompagnata dagli inquirenti e da esperti della Scientifica della Questura di Novara, ma non avrebbe riconosciuto elementi particolari da permetterle di essere sicura che era proprio quello il luogo in cui è stata imprigionata.

Interrogatori Sono quattro le donne interrogate durante la notte a Novara, ma al momento l'unico fermo ufficiale resta quello di Virgilio Giromini. Le donne, giunte tra l'1,45 e le 2 di questa notte alla questura, insieme ad altre persone, tra cui due uomini, sono state interrogate dagli inquirenti. Si tratta di Stella Vetrano, convivente di Giromini, delle sue due giovani figlie, oltre che della sorella di lui, Piera, nella casa della quale (sempre a Miasino ma nella località Tortirogno, che si trova sulle rive del lago d'Orta, proprio al confine con il territorio del comune di Pettenasco) è stata compiuta una perquisizione. Si sospetta che al secondo piano della palazzina si trovasse l'appartamento in cui è stata tenuta prigioniera Barbara Vergani.

Doppia pugnalata Se il coinvolgimento di Virgilio Giromini nel sequestro Vergani sarà confermato "sarebbe una doppia pugnalata": è questo il commento di Carlo Vergani, il padre di Barbara, la ragazza rapita, appena appresa la notizia del fermo effettuato questa notte dalla questura di Novara. "È una persona che conosco - sottolinea Vergani - perchè è stato un mio dipendente nell'albergo di Oleggio, ha sopravvalutato la mia disponibilità economica - si limita ad aggiungere il padre di Barbara - e se voleva rovinarmi nel campo degli affetti familiari in parte ci è riuscito perchè il rapimento resterà un segno indelebile".