Sequestro-lampo per quattro amiche romane

Un sequestro-lampo nel cuore di Roma. Quattro ragazze, una neolaureata e tre studentesse di medicina, finiscono a lungo in balìa di un detenuto in permesso premio e vengono rilasciate solo dopo quasi sei ore di terrore, nelle campagne intorno a Caivano, tra Napoli e Caserta. Ma riescono a identificare il loro rapitore grazie alle foto segnaletiche. E così la sezione criminalità organizzata della squadra mobile romana, diretta da Luca Armeni, in collaborazione con la polizia stradale di Napoli, chiude il caso già il giorno dopo, prelevando il responsabile, Sabatino D’Alfonso, 45 anni, di Villa Literno, direttamente nel carcere di Sulmona dov’era rientrato regolarmente al termine del permesso.
La storia comincia in pieno centro storico, nei pressi del Teatro Marcello. Sono le 22.30 di lunedì scorso, il 6 agosto. Le quattro amiche, tutte tra i 20 e i 23 anni, hanno visitato la mostra su Santiago Calatrava alle Scuderie del Quirinale, e dopo aver cenato insieme stanno per salutarsi, a bordo di una Renault Clio di una di loro. Improvvisamente l’uomo, che ha precedenti per violenza e rapina, si accosta all’auto e, minacciandole con la pistola, estratta da un k-way ripiegato, costringe la studentessa che era al posto di guida a sedersi sulle ginocchia della sua amica seduta davanti, dopodiché si mette alla guida del mezzo spiegando di essere diretto a Cinecittà. «Lì ci sono dei miei amici», spiega mettendo in moto. Durante il percorso, le due ragazze accanto a lui cercano di attirare l’attenzione degli altri automobilisti, ma il sequestratore se ne accorge e fa spostare una di loro sul sedile posteriore per non dare nell’occhio. Ma a Cinecittà dei suoi amici non c’è traccia. «A quel punto - racconta una delle amiche - gli abbiamo chiesto di lasciarci andare, convinte che avesse solo voluto estorcere un passaggio». Ma D’Alfonso ha altri progetti. Riaccende il motore e imbocca l’autostrada, diretto verso Sud. Una studentessa che era riuscita a nascondere il cellulare spedisce un sms al proprio fratello per avvertirlo del rapimento. Il ragazzo avverte subito il 113. La squadra mobile si mette in azione, allertando la polizia stradale di Napoli che avvia le ricerche. Nel frattempo la Clio con il pregiudicato e le ragazze intorno all’una di notte lascia l’autostrada al casello di Caserta Nord e raggiunge un casolare isolato nelle campagne di Caivano. Qui la situazione sembra precipitare. L’uomo, pistola alla mano, vuole avere un rapporto sessuale con una delle quattro, ma le amiche reagiscono all’unisono: «Abbiamo cominciato a urlare, a piangere, tutte insieme», raccontano. E D’Alfonso, innervosito dalla reazione, decide di lasciar perdere. Abbandona auto e ostaggi e scompare a piedi nelle campagne. Alle 4 di mattina le ragazze vengono intercettate dalla stradale sull’A1, mentre tornano a Roma. Poco dopo, negli uffici della mobile della questura capitolina, dopo aver raccontato la dinamica del sequestro, individuano dalle foto segnaletiche il detenuto in permesso premio come responsabile. Indicano anche il k-way blu usato per occultare l’arma, un cappellino e un cellulare Alcatel usati dall’uomo. E alle 16.30 del giorno dopo, quando D’Alfonso rientra in carcere a Sulmona, la polizia gli notifica il provvedimento di fermo per sequestro di persona, violenza privata e porto d’arma emesso dal pm Carlo La Speranza, e ritrova nella sua cella gli oggetti indicati dalle ragazze. Così l’uomo, dopo le sue spericolate «vacanze romane», torna nella capitale. Ma stavolta come «ospite» di Regina Coeli.