Sequestro-lampo: ragazzo libero in 7 ore

Gli inquirenti hanno subito bloccato i beni della famiglia, spiazzando così i banditi

Daniele Casale

da Nuoro

È durato sette ore l'incubo dei sequestri in Sardegna. Un rapimento lampo a lieto fine, che ha visto vittima-protagonista Davide Arra, figlio diciassettenne di un direttore di banca di Tortolì, popolosa cittadina dell'Ogliastra, sulla costa orientale dell'Isola. Arra è rimasto nelle mani di una banda di banditi dalle 7 di ieri mattina fino al primo pomeriggio, quando è stato abbandonato dai sequestratori pressati da polizia e carabinieri. Il giovane era legato mani e piedi a un albero, in una zona di rimboschimento tra Tertenia e Jerzu, due paesi a sud di Tortolì, ma è riuscito a liberarsi e a raggiungere un casolare di campagna. «Sono il ragazzo sequestrato», ha detto al proprietario dello stazzo. Da lì Davide ha lanciato l'allarme, chiamando prima il padre e poi le forze dell'ordine. Nessun riscatto è stato pagato.
Tutto è iniziato alle prime luci di ieri, in una località a pochi passi dalla costa, in Marina di Cardedu. Il giovane dormiva nella sua abitazione estiva, dopo aver trascorso la serata precedente con alcuni amici. Il commando è entrato in azione armi in pugno, prelevando senza esitazione Davide. Poco distante abita lo zio, al quale i banditi hanno formulato una prima richiesta di riscatto. Il parente ha dato subito l'allarme, chiamando il padre del ragazzo, Giampietro, che si stava recando a lavoro al Banco di Sardegna. Il genitore a sua volta ha avvertito le forze dell'ordine, che hanno immediatamente fatto scattare, su disposizione del pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Cagliari Gilberto Ganassi, imponenti battute nel territorio e il blocco dei beni della famiglia Arra. Il padre però, disperato per la sorte del figlio, nel frattempo era riuscito a racimolare la cifra richiesta dai rapitori, 50mila euro, ed era pronto a consegnarla nel luogo indicato. Ma è stato intercettato dagli agenti del commissariato di Tortolì, che lo hanno fatto desistere.
Nel frattempo, in tutta la zona centro-orientale della Sardegna, peraltro molto impervia e ricca di nascondigli, decine e decine di poliziotti e carabinieri hanno avviato le ricerche e accerchiato i malviventi, impedendo loro di raggiungere il massiccio montuoso del Gennargentu. La banda è rimasta sorpresa dal dispiegamento di forze e a un certo punto, nei pressi dell'altipiano di Perdasdefogu poco distante da un poligono militare, ha abbandonato l'auto sulla quale viaggiava, dandosi a una precipitosa fuga a piedi in mezzo alle montagne. Il giovane è stato lasciato legato a una quercia. Gli è bastato poco per liberare i polsi e i piedi. La corsa verso la libertà è terminata in un casolare distante settecento metri dall'albero. Qui Davide ha trovato il padrone di casa, sorpreso per quella inaspettata visita. Poi l'allarme al 112: i carabinieri della Compagnia di Lanusei e di Nuoro hanno raggiunto la zona portando il ragazzo nella caserma forestale di Gennecresia (in territorio di Jerzu), prima del suo trasferimento al commissariato, intorno alle 16.30 dove ha potuto riabbracciare i genitori. Successivamente è stato sentito a lungo dagli inquirenti, ai quali ha raccontato minuto per minuto le fasi del sequestro.
Un altro sequestro lampo fallito, dunque, per quella che gli inquirenti chiamano ormai la «banda di balordi», che ai primi di giugno aveva cercato di rapire, sempre in Ogliastra, una coppia di tedeschi mentre rientrava a tarda sera a casa. Altri rapimenti flash erano stati messi a segno qualche anno fa nella vicina Barisardo, mentre l'ultimo sequestro «tradizionale», durato quasi un anno e con protagonista Silvia Melis, risale al 1997.