«La sera tengo per mano Alice E mio marito dice che la vizio»

L’architetto-manager: «Son tornata in ufficio ai 6 mesi della bimba»

Patrizia Ludi, torinese, è un architetto specializzato in marketing urbano: ha uno studio con il marito, con cui si occupa di mostre e allestimenti ed è manager Real estate di Itp, Investimenti Torino Piemonte. E poi c’è sua figlia Alice, che ha appena compiuto due anni.
Carriera, impegni, come fa a occuparsi della sua bambina?
«Ho una baby sitter a tempo pieno, che vive a casa mia. Non posso garantire di essere a casa ogni giorno alle sei del pomeriggio: magari ho un imprevisto, oppure una cena di lavoro e, in quei casi, la tata è indispensabile».
Non ha pensato all’asilo nido?
«Mi sto informando, ce ne sono due vicino a casa, penso che la accompagnerò al mattino, verso le 8.30 e poi andrà a prenderla la tata. Di solito inizio verso le nove e cerco di tornare a casa per le sei e mezza, a meno di impegni urgenti. Ma so che, in caso di necessità, Alice non è da sola».
E durante la gravidanza?
«Sono stata fortunata, ho lavorato fino al settimo mese. In quel periodo ero consulente al piano strategico della città di Perugia, per cui dovevo viaggiare spesso. Poi, negli ultimi tempi, visto che avevo un po’ di tempo per me, ho deciso di seguire un corso sulle strategie di marketing immobiliare all’Università Bocconi. Ho spedito l’ultimo documento a Perugia il giorno prima di entrare in clinica».
Il ritorno al lavoro è stato difficile?
«Ho ripreso dopo sei mesi ma ho allattato fino al nono mese, ogni giorno staccavo per due ore e tornavo a casa da Alice. L’ho lasciata da sola per la prima volta a giugno dell’anno scorso. Sono andata in Giappone una settimana, con mio marito: è stato lui a incoraggiarmi, a tranquillizzarmi».
Suo marito la aiuta?
«Poco... Le sere le passiamo comunque tutti insieme, tengo sempre la mano ad Alice fino a che non si addormenta. Avere un aiuto però è fondamentale: ci vuole una “rete di contatti” efficiente, da attivare in caso di emergenza. È difficile, certe sere sono esausta, ma l’importante è organizzarsi».