Una serata calda, colta e con buffet

Caldo afoso, aria ferma, neanche uno spiffero, zanzare, pappataci, mosconi, altri ronzii non identificati, Autan, zampironi, candele di citronella, camicie appiccicose, schiene bagnate, ascelle sudate, décolleté arrossati, sandali di vernice, ciabatte di plastica, infradito firmate, pantaloni stropicciati, bermuda gialli rossi o bianchi, la mezz’ora di ritardo, microfoni che fischiano, volume troppo alto, casse acustiche gracidanti, assessori accaldati, maniche arrotolate, fronti imperlate, magliette sdrucite, lampade al neon, faretti negli occhi, seggioline di plastica, chiacchiere di sottofondo, marmitte di motorini in lontananza, fotografi locali, cronisti locali, notabili locali (in prima fila), sbadigli, guardatine di orologio, la pila delle copie omaggio, la parola al pubblico, la domanda colta, la domanda demente, la domanda incomprensibile, lo sfoggio dell’erudito, risposte scontate, parole di circostanza, ringraziamenti allo sponsor, ringraziamenti al Comune, discorso del vip, sbirciatine al buffet (ci sarà?), intervento del poeta, applausi annoiati, signore annuenti, la signora particolarmente interessata, la bellona in prima fila, il tacco alto in quarta fila manda sms credendo che nessuno se ne accorga, lo stempiato in quinta fila naviga sul nuovissimo iPhone fregandosene che i vicini se ne sono accorti, tintinnio di bicchieri (il buffet c’è, meno male), l’applauso stentato, rumore di seggiole smosse, sgranchirsi di gambe, la fila per le dediche, sorrisini, strette di mano sudaticce, «A Carlo con simpatia», «È per mia moglie Maria», «Non l’ho ancora letto, ma è il primo della lista», i complimenti del presentatore, le pacche sulle spalle, l’aspirante autore con manoscritto sotto il braccio, lo scrittore del luogo che dà del tu a tutti, maionese trasparente, uova di lompo, tartina al salmone, olive della proloco, vino bianco troppo caldo, vino rosso troppo freddo.
E neanche un gettone di presenza.
caterina.soffici@ilgiornale.it