Una serata in compagnia di Borges

«Il proposito che lo guidava non era impossibile, anche se soprannaturale. Voleva sognare un uomo: voleva sognarlo con minuziosa interezza e imporlo alla realtà. Questo progetto magico aveva esaurito l’intero spazio della sua anima; se qualcuno gli avesse chiesto il suo nome, o un tratto qualunque della sua vita anteriore, non avrebbe saputo rispondere». Questo è uno stralcio del racconto di Borges, «Rovine Circolari», tratto da «Finzioni» (1944), che l’attore Gustavo La Volpe leggerà domani sera alla Biblioteca di via Senato 14.
L’intera serata di venerdì è dedicata alla figura dello scrittore argentino (Buenos Aires 1899 - Ginevra 1986), a partire dalle 18,30 con la visita guidata alla mostra «Jorge Luis Borges, prologhi a una vita» allestita alla Sala Serpotta di via Senato 12. La mostra (fino al 17 febbraio) organizzata dalla Fondazione, presenta per la prima volta una significativa parte della collezione raccolta dalla Biblioteca che comprende libri appartenuti a Borges, come dimostrano le note scritte a margine delle pagine con minuscola calligrafia, opere di altri autori con prefazione o postfazione dello scrittore, prime edizioni, alcune delle quali molto rare, delle sue opere e alcune foto dell’autore scattate da Ferdinando Scianna.
La serata borgesiana prosegue con la lettura del racconto «Le rovine circolari» e di alcune delle più belle poesie come «Il sud», «La Rosa», «Poesia congetturale» che saranno recitate da La Volpe. E cosa meglio del tango di Piazzolla poteva degnamente accompagnare le liriche argentine? Il professore Ermanno Paccagnini, docente di Letteratura italiana contemporanea all’università Cattolica, introdurrà le letture, mentre verrà mostrato eccezionalmente al pubblico il manoscritto di «Finzioni» di proprietà della Fondazione.
«Noi abbiamo sognato il mondo. Lo abbiamo sognato resistente, misterioso, visibile, ubiquo nello spazio e fermo nel tempo; ma abbiamo ammesso nella sua architettura tenui ed eterni interstizi di assurdità per sapere che è finto», questo diceva il maestro del paradosso.