Serata magica Con Bocelli e Gheorghiu la musica danza al Colosseo

E bisognava fermare il fiato, ieri sera dopo che l’ultima luce era filtrata sotto le arcate, quando Andrea Bocelli ha iniziato a cantare le parole di D’Annunzio in «L’alba separa la luce dall’ombra». Era in mezzo al Colosseo, lui, e di fianco c’era l’Orchestra Sinfonica della Regione Abruzzo diretta dal maestro Marcello Rota, insomma un momento che bisognava goderselo senza muovere un muscolo, immobili, a bocca aperta. E forse la Tv, che ha trasmesso su Raiuno l’evento presentato da Milly Carlucci, non è riuscita, poverina, a rendere sullo schermo la danza che la musica ha iniziato subito, attraversando le mura, correndo sugli spalti, nascondendosi nel buio delle pareti incrostate e millenarie. L’aveva persino rispettato, questo bisogno di quiete e dolcezza, Francesco Totti del quale, prima del concerto, era stato trasmesso un breve invito all’ascolto («Stasera Andrea facci sognare tu») senza sbracare, compitissimo, quasi sapendo che l’occasione non si ripeterà più. Il concerto di Andrea Bocelli davanti a poche centinaia di persone (tra le quali i ministri Bondi e Scajola, il sindaco di Roma Alemanno e Caterina Caselli) costava mille euro a biglietto ed era per beneficenza: tutto l’incasso di 320mila euro è stato devoluto per la ricostruzione post terremoto. In ogni caso ne è valsa la pena perché, durante le due ore scarse del concerto, intensità e rigore si sono presi per mano come di rado capita così naturalmente. Dopo l’Ave Maria di Schubert, Bocelli ha atteso sul palco Angela Gheorghiu, il soprano superstar che la critica considera un incrocio tra la Callas e la Tebaldi nientemeno. Il loro «Panis angelicus» è diventata una preghiera di strepitoso magnetismo, lui, Bocelli, fermo immobile, lei gesticolante e impetuosa quasi, con il Nuovo Coro Lirico Sinfonico Romano a fare da contorno preciso, innalzandosi all’uopo e comunque sempre fedele, carismatico. Poi i due hanno diviso la voce un’altra volta e un’altra ancora (e sono arrivati in scena anche Virna Lisi, Leo Gullotta e il flautista Andrea Griminelli). Ci sono serate che portano in grembo una forza evocativa fuori dal normale e quella di ieri lo è stata, senza dubbio. Sarà che l’occasione titillava gli spiriti caritatevoli e l’imponenza delle mura e il loro significato sovrumano commuovevano all’istante la poca gente seduta in silenzio. Ma anche Bocelli è rimasto sulla retta via della comunanza di sensi con il pubblico, ha trasferito forte e comprensibile il significato del suo canto, condividendolo attimo dopo attimo in un rito intenso di forza rara e commovente.