Serbia e Croazia, conflitto di interessi in panchina

I due cittì Petkovic e Kranjcar criticati per aver convocato i propri figli. L’ex veronese Stojkovic: «È uno scandalo»

A proposito di conflitto di interessi. Non ci sono indagini, procure, intercettazioni. Semmai convocazioni. Ne parlano e ne strillano in Serbia e in Croazia, da Belgrado a Zagabria.
Roba dell’altro mondo? No, roba di football e di padri e figli, senza buttarla sulla lacrima ma limitandoci al pallone che non è una priorità ma per molti ha assunto dimensioni vitali.
Ilija Petkovic è il commissario tecnico della nazionale di Serbia e Montenegro (resiste ancora per poco, questa è l’ultima manifestazione nella quale i giocatori dei due Paesi giocheranno con la stessa maglia), qualificata alla fase finale del mondiale nel gruppo C con Argentina, Olanda e Costa d’Avorio. Mirko Vucinic, la punta del Lecce, unico montenegrino del gruppo, aveva grandi progetti per questo mondiale, ma si è infortunato la settimana scorsa con la Under 21 in Portogallo e dunque niente Germania.
Che cosa ha fatto allora Petkovic? Ha consultato l’agenda telefonica e non l’almanacco del calcio, si è fermato alla lettera P, la propria e chi ha convocato? Dusan Petkovic che non è soltanto omonimo, ma proprio suo figlio, di anni trentadue, difensore dell’Ofk di Belgrado, con dodici presenze in nazionale ma che non ha fatto parte della nazionale nelle gare di qualificazione nelle quali la squadra ha concesso un solo gol agli avversari.
Apriti Serbia. Petkovic è stato accusato di «nepotismo tipico dei Balcani di un tempo», lo aspettano al varco e intanto sui siti Internet, sulle radio e in tivvù si sono scatenati quasi tutti, al seguito delle proteste ufficiali di Dragan Stojkovic (bei tempi con il Verona e l’Olympique di Marsiglia), monumento del calcio serbo. Stojkovic ha detto chiaro e tondo che quello di Petkovic è uno scandalo e una vergognosa scelta a danno di altri calciatori più meritevoli, più giovani, meno privilegiati. Il cittì si è giustificato: «Dusan sta bene, è tornato nel nostro Paese dopo l’esperienza a Mosca, può esserci utile anche a centrocampo, è un elemento versatile». Parola di padre.
Per allinearsi immediatamente alle direttive serbe, anche Zlatko «Cico» Kranjcar, quarantasettenne cittì della nazionale croata, ha convocato il proprio figlio Niko, grande promessa del centrocampo della squadra a scacchi. La Croazia è inserita nel gruppo F insieme con Brasile, Giappone e Australia. Il caso è meno clamoroso, Niko val bene un mondiale: «E non avrà privilegi» ha giurato suo padre. Del resto, Maldini Cesare non aveva Maldini Paolo ai mondiali di Francia? O è già tutto dimenticato?