Serbia, gli eredi di Milosevic diventano l’ago della bilancia

L’alleanza con i socialisti indispensabile per la formazione del nuovo governo

Nei Balcani a volte ritornano: sono gli orfani di Slobodan Milosevic. I socialisti, con la loro sparuta pattuglia di deputati, saranno l’ago della bilancia per la formazione del futuro governo serbo. Gli europeisti del capo dello stato, Boris Tadic, sono il primo partito in Parlamento, ma rischiano di non riuscire a formare una maggioranza. Gli ultranazionalisti radicali, distaccati di dieci punti percentuali, stanno già pensando ad allearsi con il premier uscente Voijslav Kostunica ed i socialisti. La Serbia rimane spaccata a metà, anche se la maggioranza dei votanti ha scelto le forze europeiste, del futuro e della moderazione. La lista di Tadic ha conquistato 102 deputati, ma la maggioranza per formare un governo è di 126 seggi. I liberal democratici di Cedomir Jovanovic con 14 parlamentari sono disponibili, ma non vogliono sentir parlare di alleanze con gli ex di Milosevic. Inoltre Jovanovic è l’unico leader politico serbo che non si strappa i capelli per la perdita del Kosovo e preferisce puntare sull’ingresso in Europa. Tadic è riuscito a rimontare negli ultimi giorni di campagna elettorale perché ha promesso che non riconoscerà l’indipendenza dell’ex provincia serba a maggioranza albanese.
I numeri parlano chiaro: solo con i 20 deputati socialisti può vedere la luce un governo europeista e moderato. Ivica Dacic, leader dell’Sps, il partito fondato da Milosevic, si rende conto di essere il cruciale ago della bilancia. Per il momento si è autoproclamato «l’unico vincitore delle elezioni» con il 7,9% dei voti. Poi ha aggiunto, senza sbilanciarsi troppo, che aderirà alla coalizione che gli saprà garantire l’integrità territoriale della Serbia e giustizia sociale. I suoi elettori sono in gran parte i pensionati nostalgici non solo di Milosevic, ma della Jugoslavia di Tito. Con il dinaro ai minimi livelli sono soprattutto gli anziani a soffrire la crisi economica, che viene imputata alle scelte degli uomini di Tadic. Inoltre per i socialisti il Kosovo non si tocca e rischia di essere inevitabile l’attrazione del campo nazionalista. «Non c'è maggioranza parlamentare senza il partito democratico serbo (Dss di Kostunica, ndr) e l'Sps (i socialisti, ndr)», ha sentenziato Dacic a caldo, dopo i risultati elettorali.
Ieri il leader radicale, Tomislav Nikolic, si è subito visto con il premier uscente, il nazionalista Kostunica, che da tempo era in rotta di collisione con il capo dello Stato, soprattutto sul Kosovo. «Si sono incontrati ed hanno parlato della natura, degli obiettivi e del programma di un futuro governo», ha dichiarato il segretario dei radicali, Aleksandar Vucic. Sommando i loro deputati arrivano a 107 seggi e riuscirebbero a governare solo con l’aiuto dei socialisti. Kostunica vuole rimanere premier, ma i radicali chiedono ministeri come la Difesa e gli Interni, che potrebbero rinfocolare la crisi in Kosovo. Il successo elettorale di Tadic, accompagnato dal giubilo europeo, rischia di trasformarsi in una vittoria di Pirro.
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