Serbia, dopo i video dei massacri Mladic e Karadzic verso l’arresto

Del Ponte (tribunale dell’Aia): abbiamo altre immagini orribili di Srebrenica

Fausto Biloslavo

I serbi sono sotto shock dopo la messa in onda sulla televisione nazionale del terribile video che mostra le esecuzioni sommarie dei bosniaci di Srebrenica, avvenute dieci anni fa, da parte di una speciale unità agli ordini di Belgrado. Il filmato, proiettato mercoledì scorso al tribunale de L'Aia, come prova d'accusa contro l'ex zar dei Balcani, Slobodan Milosevic, è stato un pugno nello stomaco per il popolo serbo, convinto che un enorme complotto internazionale abbia montato la storia dei crimini di guerra. La manovra potrebbe essere il preludio di arresti eccellenti del calibro del generale Ratko Mladic, comandante militare dei serbo bosnaici durante la guerra civile, da sempre considerato un eroe nazionale e non un genocida come sostiene il tribunale dell'Aia. Anche attorno a Radovan Karadzic, responsabile politico dei serbi di Bosnia ai tempi del drammatico conflitto, si starebbe stringendo il cerchio in vista del decimo anniversario del massacro di Srebrenica e Zepa, che cade l'11 luglio prossimo. Le due enclave musulmane vennero spazzate via dai serbi nell'estate del 1995. Circa ottomila furono i dispersi, ma poco più della metà sono stati al momento ritrovati e solo in parte riconosciuti, in decine di fosse comuni.
«La cruda realtà» è il titolo dell’editoriale di ieri del quotidiano Politika di Belgrado, una volta l'organo ossequioso del regime di Milosevic. «Tutti - si legge nel commento - abbiamo visto ora ciò che molti già sapevano o sentivano, altri sospettavano, altri negavano. Le brutali scene di esecuzioni non sono un prodotto di Hollywood (...), ma l'assassinio crudo e bestiale che alcuni serbi commisero contro gente di Srebrenica perché non era serba». Il giornale spiega che «l'opinione pubblica è sotto shock, perché alla fine si è convinta del fatto che sono stati commessi atti crudeli da parte di gente che indossava uniformi serbe. La verità ci investe violentemente, in modo doloroso ed inesorabile».
Uno shock voluto, dato che lo stesso primo ministro Voijslav Kostunica è intervenuto sulla televisione nazionale per far trasmettere il video delle esecuzioni sommarie. Gli aguzzini facevano parte dell'unità paramilitare chiamata «Scorpioni», che dipendeva direttamente dalla polizia speciale di Belgrado controllata da Milosevic. Le autorità serbe, subito dopo la proiezione a L'Aia, hanno annunciato l'arresto di quattro aguzzini ripresi nel video. Kostunica, che è sempre stato fortemente critico nei confronti dell'operato della corte internazionale, ha cambiato linea. Una dozzina di sospetti, inclusi ex generali molto vicini a Mladic, sono stati estradati da Belgrado a L'Aia nell'ultimo anno. Con lo shock del video le autorità serbe sembra quasi che vogliano preparare l'opinione pubblica alla consegna del boia di Srebrenica, che in Serbia veniva considerato un eroe. Lo stesso procuratore capo dell’Aia, Carla del Ponte, ha dichiarato: «Non possiamo aspettare oltre. Karadzic e Mladic, i due super ricercati accusati di genocidio, crimini di guerra, crimini contro l'umanità e gravi violazioni delle convenzioni di Ginevra, vanno arrestati. Devo averli all’Aia entro l'11 luglio». L'accusa ha reso noto che esistono anche altri filmati di torture e abusi sui disperati di Srebrenica. L'11 luglio nell'enclave dell'orrore vorrebbe andarci anche il presidente Boris Tadic, amico dell'Occidente, per «chiedere perdono in ginocchio». Un motivo in più per consegnare all'Aia il generale Mladic, che probabilmente si nasconde in Serbia grazie ai vecchi contatti con i servizi militari e Karadzic, che sarebbe latitante fra la Bosnia ed il Montenegro.
Le enclave musulmane di Zepa e Srebrenica, nonostante fossero state dichiarate «zone protette» dall'Onu, vennero attaccate il 6 luglio 1995 e pochi giorni dopo le difese cedettero. La mattanza si scatenò fra l'11 e il 14 luglio. Le testimonianze dei sopravvissuti, che avevano finto di essere morti, sono allucinanti. Il giudice Fouad Riad, che per primo avallò l'accusa di genocidio contro Karadzic e Mladic all’Aia, così ha descritto il massacro: «Migliaia di persone sono state uccise e gettate in fosse comuni, centinaia seppellite ancora vive, uomini e donne hanno subito mutilazioni e sono stati trucidati, stessa sorte è toccata a dei bambini davanti agli occhi delle madri, un nonno ha dovuto mangiare il fegato di suo nipote. Queste sono immagini provenienti dall'inferno, scritte su una delle pagine più nere della storia dell'umanità».