Serbia nel mirino, ora è epicentro del traffico di essere umani

I dati della polizia di frontiera locale: da Paese di transito a origine dei flussi di donne e minori ai fini dello sfruttamento da parte della criminalità organizzata. Il ministro dell'Interno Dacic: «Emergenza, serve più collaborazione tra Stato e organizzazioni non governative»

La Serbia ancora nell'occhio del ciclone. Questa volta perché sempre più coinvolta nei traffici di esseri umani fra i Balcani e l'Europa occidentale. Come ha detto all'emittente tv B92 Snezana Elez, della polizia di frontiera serba, se fino al 2005 la Serbia era solo un paese di transito di donne e minori provenienti da Moldavia, Bulgaria e Romania, dopo quella data anche la Serbia è divenuto un paesi d'origine di tale traffico, con il flusso che si va sempre più intensificando.
Le donne serbe, di età media fra il 16 e i 18 anni, vengono inviate a prostituirsi soprattutto in Italia, mentre minori di etnia rom vengono reclutati e portati in Italia e nel resto dell'Europa occidentale per mendicare.
I dati sono stati diffusi a margine di una conferenza internazionale organizzata oggi a Belgrado in occasione della Giornata europea contro il traffico di esseri umani. Negli ultimi otto anni, ha aggiunto la Elez, la polizia ha presentato 305 denunce penali contro 522 persone accusate di reati collegati con lo sfruttamento sessuale di donne serbe e di minori. Solo tra il 10 e il 20 per cento dei reati di questo tipo vengono scoperti.
Intervenendo alla conferenza tenutasi in Parlamento, il ministro dell'interno serbo, Ivica Dacic, ha sottolineato la necessità di intensificare i rapporti e la collaborazione fra gli organi dello Stato e le organizzazioni non governative internazionali attive contro il traffico di esseri umani.
Il capo della rappresentanza Ue a Belgrado, Vincent Degert, ha detto da parte sua che ogni anno nel mondo 700mila donne e bambini sono vittime dei traffici di esseri umani, con il 40 per cento che viene sfruttato sessualmente. Oltre 100 mila donne vittime dello sfruttamento provengono dai Balcani. Per il rappresentante della Ue, si tratta di una moderna forma di schiavitù e una delle maggiori «sfide» nella lotta alla criminalità organizzata.