Serbia, oggi il voto I nazionalisti tentano l’assalto

da Belgrado

Di certo c'è solo che oggi si vota. In Serbia, alle prime elezioni politiche dall'indipendenza autoproclamata della provincia del Kosovo, si ripropone il confronto fra radicali (nazionalisti) di Tomislav Nikolic, dai sondaggi accreditati del 34% e 90 parlamentari, e lista «Per la Serbia europea» del presidente della Repubblica, Boris Tadic, accreditata del 33% e 85 parlamentari. Ma la maggioranza è di 126 parlamentari.
Né l'una, né l'altra delle principali forze, dunque, governerà sola. Entrambe dovranno intendersi coi Dss del capo del governo uscente, Vojislav Kostunica, accreditati di un 11% e 30 parlamentari, anche se i continui attriti con il presidente della Repubblica hanno fatto dire a quest'ultimo che Kostunica non governerà più. Lo dicono anche i radicali, ma a questa seconda preclusione si crede meno. E comunque, se i sondaggi fossero esatti, gli eletti per Tadic più quelli per Kostunica sarebbero 115; gli eletti per Nikolic più quelli per Kostunica darebbero 120. Gli eletti di un ulteriore partito saranno dunque necessari: ai socialisti di Dacic se ne attribuiscono una ventina; ai liberali di Jovanovic una quindicina. I primi sono i meglio piazzati per diventare l'ago della bilancia, potendo schierarsi col miglior offerente: per Dacic pare essere Tadic; anche i liberali paiono destinati a sostenere Tadic, nonostante il dissidio sull'accettazione della secessione del Kosovo, da Tadic formalmente contestata (ma fra lui e Jovanovic ci sono soprattutto ruggini personali). Più impervia politicamente sarebbe una coalizione fra l'ex partito di Milosevic e i liberali, guidati da un ex seguace di Zoran Djindjic, capo del governo che consegnò Milosevic al tribunale penale internazionale dell'Aia e per questo si prese un paio di fucilate.
A proposito dell'Aia. Ne verrà rilasciato durante la prossima legislatura il vero capo dei radicali, Vojislav Seselj, che ha scontato quattro anni di carcere preventivo e che molto difficilmente subirà una condanna maggiore. Il suo personale ritorno sulla scena politica di Belgrado altererà qualunque equilibrio precedente. In particolare ne sarebbe travolto Kostunica, se allora governasse ancora col sostegno dei nazionalisti. Quanto agli interessi italiani, che si allargano in Serbia, sempre i nazionalisti potrebbero frenare l'approvazione dell'accordo che ha appena messo l'industria automobilistica Zastava sotto il controllo della Fiat a condizioni giudicate troppo favorevoli per quest'ultima.