Serbia, Prandelli cala l’ultimo bomber L'Italia cerca un gol disperatamente

Cassano guida la carica degli azzurri insieme a Pazzini. De Rossi si fa male, fuori Borriello. Prandelli: "Niente doppio
centravanti"

«Dai tempi di Vieri non abbiamo un bomber, non c’è in circolazione uno tipo Klose della Germania e infatti Riva è ancora il primo della classe in fatto di gol». Basterebbe questa semplice riflessione storico-tecnica di Giancarlo Abete, presidente della federcalcio in viaggio per la Bielorussia sulle orme dell’under 21 a caccia di qualificazione in compagnia di Petrucci, presidente del Coni, per offrire una degna rappresentazione dell’attuale calcio italiano. Non siamo messi benissimo, specie in attacco, e non solo per gli infortuni che hanno decimato la legione degli specialisti (Amauri, Quagliarella, Balotelli, Gilardino i componenti del drappello). Marco Borriello, accreditato di un discreto smalto, ha perso l’autobus nella notte di Belfast: ha ricevuto rifornimenti adeguati, ha mancato la stoccata, trovata invece in Champions. Stasera, a Genova, nel suo stadio, toccherà a Giampaolo Pazzini, puntero di casa Samp, assistito dal talento e dalla tecnica purissima di Antonio Cassano: godrà dell’appoggio del suo popolo di tifosi, di un prato verde smeraldo appena rizollato e restituito alla migliore dignità.

È proprio dai tempi di Bobo Vieri che il club Italia è a caccia di un bomber efficace: in verità non è che con quel mattacchione le vicende del club Italia siano state premiate, nel mondiale di Giappopne e Corea o anche dopo, nell’europeo del Portogallo. Un fiasco dopo l’altro, a testimonianza che non è indispensabile dotarsi del centravanti per passare all’incasso. C’è bisogno, come ha sempre saputo Cesare Prandelli, di una squadra, di uno spirito di squadra e di un gioco che esalti il talento balistico dell’attaccante piuttosto che fidarsi solo della cifra tecnica dei pochi fuoriclasse in circolazione. Proviamo con Pazzini, stasera: Borriello è pronto a dargli il cambio oppure a raddoppiare il numero degli attaccanti d’area di rigore nel caso di disperato assalto finale.

Già perché la Serbia, rivale più accreditato del girone, è arrivato a Genoa con i cerotti sulla fronte per via della sconfitta inattesa rimediata in casa con l’Estonia che non è proprio il Brasile. I serbi sono tignosi, sono mestieranti, molti di loro hanno frequentazione italiana e non hanno alcuna intenzione di rimediare altre brutte figure: scontata una tosta opposizione che Petrovic, il ct, ha allestito grazie a una serie di suggerimenti («ho sentito Mihajlovic» la sua confessione) e al recupero di Stankovic, finito per errore nell’elenco degli indisponibili.

All’Italia non è andato tutto per il verso sbagliato. Il piccolo infortunio toccato a De Rossi (rientrato subito a Roma) ha infatti suggerito al ct di cambiare registro tattico. «Avevo pensato davvero al doppio centravanti, Borriello con Pazzini, ma senza De Rossi non è possibile» la spiegazione convincente. Così ha scelto di puntare su un altro doriano, Palombo, da sistemare davanti alla difesa, scortato da Marchisio e Mauri, per squinzagliare Pirlo alle spalle di Cassano e Pazzini con libertà di suggerire traiettorie. «Questo è lo stadio di Cassano, la gente ci darà una spinta, mi aspetto tanto da Antonio, da tutti, me compreso» la carica suonata dal ct a una squadra troppo giovane per risultare matura e che è destinata a trascinarsi un solo dubbio in difesa (Bonucci o Gastaldello). Avesse a disposizione anche Totti, per l’occasione, il ct se lo trascinerebbe in panchina, come risorsa estrema, proprio come si comporta di questi tempi Ranieri utilizzandolo a mezzo servizio. E Francesco, a dimostrazione di una intesa personale eccellente, s’è detto pronto a corrergli in soccorso.

«Dobbiamo sbagliare il meno possibile, chi vince questa sfida acquisisce un bel vantaggio» è la sintesi di Prandelli per presentare una sera che può orientare al volo il destino della sua Nazionale ancora alla ricerca, non proprio disperata, di una identità tecnica e temperamentale e anche di qualche gol, tanto per gradire. Errori da evitare nell’area altrui d’accordo ma anche in difesa dove la presenza di Zambrotta sull’argine destro è garanzia di affidabilità insieme con l’altro sodale Criscito destinato a occuparsi di Krasic che viene considerato il nemico pubblico numero uno.