La Serbia prepara ritorsioni diplomatiche

Diversi ambasciatori, tra cui
quello in Italia, sono già con la valigia in mano, pronti a
rientrare a Belgrado dopo la proclamazione di indipendenza del
Kosovo nell'ambito delle ritorsioni diplomatiche che Belgrado
adotterà nei confronti dei paesi che
riconosceranno il nuovo stato balcanico

Belgrado - Diversi ambasciatori, tra cui quello in Italia, sono già con la valigia in mano, pronti a rientrare a Belgrado dopo la proclamazione di indipendenza del Kosovo nell'ambito delle ritorsioni diplomatiche che Belgrado inevitabilmente adotterà nei confronti dei paesi che riconosceranno il nuovo stato balcanico. E' una conseguenza pressoché certa, assicura la stampa di Belgrado, che scatterà a prescindere da chi la spunterà nel braccio di ferro sotterraneo che secondo vari osservatori sarebbe in atto in questi giorni tra il presidente Boris Tadic, moderato e filo-occidentale, i radicali e i nazionalisti che fanno capo al premier Vojislav Kostunica.

La soluzione di compromesso appare la più probabile ma anche in questo caso, a meno di clamorose sorprese, oltre al nuovo ambasciatore in Italia, Sanda Raskovic Ivic, secondo i 'media' serbi saranno richiamati in patria i rappresentanti diplomatici presso Santa Sede, Belgio, Francia e Gran Bretagna. Da questo elenco mancano curiosamente gli Stati Uniti, che pure sono il paese che più si è adoperato per il distacco del Kosovo dalla madre patria. Nella conferenza stampa tenuta ieri dopo il suo insediamento, il presidente Tadic ha detto che le relazioni diplomatiche con i paesi che riconosceranno il Kosovo saranno ridotte ma non interrotte "perché questo danneggerebbe gli interessi della Serbia". Il richiamo degli ambasciatori, probabilmente temporaneo, rientra perfettamente in questa logica. Un pacchetto di misure 'minime' da adottare dopo la secessione del Kosovo è già stato messo a punto dal governo e lunedi sarà discusso e approvato dal parlamento di Belgrado già convocato in seduta straordinaria. Secondo diversi osservatori, non è detto che la linea morbida di Tadic passi così com'é. Il governo è controllato dal capo dello stato filo-europeista ma in parlamento la maggioranza è detenuta da radicali e nazionalisti.

E questi reclamano a gran voce misure drastiche come la rottura 'tout court' dei rapporti diplomatici con i paesi che riconosceranno l'indipendenza, costi quel che costi. E' un curioso atteggiamento che a Belgrado chiamano 'inat', un termine forse di origini ottomane che fa pensare un po' al marito che si evira pur di far dispetto alla moglie. L'integrazione in Europa con cui Tadic cerca di addolcire la pillola per evitare l'irreparabile a loro interessa poco. Meglio una Serbia intera fuori dall'Europa che una Serbia dimezzata dentro, sostengono.