Serbia, scoperta la «rete» che protesse Mladic e Karadzic

I criminali di guerra ricercati per anni dopo le stragi in Bosnia godevano del sostegno di uomini dei servizi segreti

Le autorità di Belgrado hanno annunciato di aver scoperto l'intera rete di fiancheggiatori e conniventi che hanno appoggiato e favorito la latitanza di Ratko Mladic (preso nel maggio 2011) e degli altri tre principali criminali di guerra serbi catturati negli ultimi anni e consegnati al Tribunale penale internazionale dell'Aja (Tpi): Radovan Karadzic (l'ex presidente della Republika Srpska catturato nel 2008), Goran Hadzic e Stojan Zupljanin.
«Un procedimento penale è in corso a carico di 13 persone sospettate di aver aiutato e nascosto i criminali di guerra ricercati dal Tribunale dell'Aja», ha detto in una conferenza stampa a Belgrado il procuratore serbo per i crimini di guerra Vladimir Vukcevic. Il procuratore ha con ciò confermato una notizia pubblicata oggi con grande risalto in prima pagina dal quotidiano belgradese «Danas». Vukcevic ha precisato che dei 13 sospettati, sei hanno aiutato in particolare la fuga di Mladic, e che fra le persone inquisite figurano due ex alti funzionari a livello locale e un generale in pensione, del quale non ha voluto rivelare il nome, ma che secondo i media potrebbe essere Aco Tomic. A favorire la latitanza di Ratko Mladic - accusato di genocidio, crimini di guerra e contro l'umanità - sarebbero stati fra gli altri anche l'ex direttore dei servizi segreti serbi Rade Bulatovic, e l'ex capo di stato maggiore delle Forze armate Nebojsa Pavkovic, quest'ultimo sotto processo al Tpi.
Vukcevic ha detto fra l'altro che Ratko Mladic, dopo l'arresto di Slobodan Milosevic nel marzo 2001, si era nascosto in siti e installazioni militari fino al varo della legge sulla collaborazione con il Tribunale dell'Aja. Dopo essersi nascosto in 11 diversi posti a Belgrado e successivamente a Sremska Mitrovica (Serbia nordoccidentale), Mladic fu posto sotto la protezione della famiglia di sua moglie, e condotto in un villaggio presso Belgrado. A più riprese, ha detto il procuratore, furono effettuate perquisizioni in case molto vicine a quella dove Mladic si nascondeva, ma tali operazioni furono messe in atto in modo «poco professionale e accurato», e il ricercato non fu trovato. «Mladic era a portata di mano, a soli 200 metri», ma riuscì a sfuggire.