In Serbia vince ancora la voglia di Europa

Vantaggio dei filo occidentali del presidente Tadic. Sconfitto l’ultranazionalista Nikolic. Il vincitore: non riconoscerò il Kosovo

Contro tutte le previsioni la coalizione europeista del presidente serbo, Boris Tadic, si avvia verso una netta vittoria sugli ultranazionalisti, ma dovrà fare i conti con qualche incognita. Secondo le proiezioni, che ricalcano i dati forniti dal Centro per le elezioni libere e la democrazia, il voto legislativo serbo ha premiato i moderati (la lista di Tadic «Per una Serbia europea»), che si attesterebbero tra il 38,4% e il 39% dei voti. I radicali di Tomislav Nikolic, dati per favoriti alla vigilia, sono stati puniti dagli elettori. Si sarebbero fermati tra il 28,6 e il 29,1% delle preferenze, che in Parlamento garantirebbero circa 76 seggi. Il premier serbo in carica, il nazionalista Voijslav Kostunica, ha ottenuto attorno all’11% dei voti e non è detto che riuscirà a ritagliarsi un ruolo nel futuro governo. Secondo le proiezioni i moderati avrebbero conquistati 103 seggi, su un totale di 250. Ma ora potrebbero essere obbligati a formare un governo di coalizione: decisivo per la formazione del nuovo esecutivo potrebbe essere infatti il Partito socialista (Sps), che con circa l’8% dei voti otterrebbe tra i 20 e i 21 seggi.

«I serbi hanno senza alcun dubbio confermato un chiaro sentiero europeo», ha detto un trionfante Boris Tadic. Poi, nelle sue dichiarazioni a caldo in attesa dei dati ufficiali, il presidente europeista non ha lasciato alcun margine ai nazionalisti, dichiarando senza mezzi termini che il suo governo «non riconoscerà l’indipendenza del Kosovo». Il cammino della Serbia verso l’Ue sembra essere ora meno ripido. Ne è certa la Slovenia, presidente di turno dell’Ue, che per bocca del ministro degli Esteri di Lubiana, Dimitrij Rupel, si è detta convinta che il risultato favorevole a Tadic contribuirà a «rendere più rapido» il processo di adesione del Paese all’Unione europea.
Lo sconfitto leader ultranazionalista serbo Nikolic, tuttavia, promette battaglia e paventa la possibilità - considerato che gli europeisti non hanno conquistato la maggioranza assoluta - che si formi «una coalizione di governo che non includa il Partito democratico di Tadic».
Nelle urne si sfidavano la Serbia moderna e pragmatica che punta a un veloce ingresso in Europa e gli ultranazionalisti decisi a non sottostare all’indipendenza del Kosovo dichiarata dalla maggioranza albanese. Non a caso si è votato anche in Kosovo, in tutte le principali enclave serbe. Formalmente i serbi hanno il passaporto di Belgrado e quindi avrebbero diritto a votare per le parlamentari. Più critica la scelta di tenere anche le consultazioni amministrative, tenendo conto che gli albanesi considerano l’intero Kosovo indipendente da Belgrado. Secondo l’Onu la consultazione è «illegale», ma per evitare incidenti la Nato ha lasciato fare. Non solo: i blindati dell’Alleanza hanno protetto le enclave da possibili azioni degli albanesi infuriati. «Ogni voto rappresenta un sì per rimanere in Serbia», ha dichiarato Zoran Peric, un elettore di 63 anni nella roccaforte di Mitrovica nel nord del Kosovo.

Il ricorso alle urne in quella che i serbi considerano una provincia ribelle è l’ennesimo segnale che Belgrado ha messo in piedi in Kosovo un sistema parallelo «indipendente» da Pristina. I risultati delle parlamentari sono stati influenzati non solo dal nodo del Kosovo e dalla scelta fra ultranazionalismo ed europeismo. Per aiutare i democratici del presidente Tadic l’Unione europea, dopo aver firmato il primo passo dell’adesione di Belgrado, ha deciso di concedere gratuitamente i visti ai cittadini serbi.

Il premier Kostunica con molta probabilità non sarà l’ago della bilancia del futuro governo. Vuole mantenere la carica di primo ministro, ma l’alleanza con il partito democratico di Tadic è ormai a pezzi. L’ipotesi più probabile era un governo nazionalista con i radicali, ma mancherebbero i numeri. Nel ruolo di ago della bilancia si troverebbero ora i socialisti orfani di Slobodan Milosevic, che avrebbero ottenuto circa l’8% dei voti e 20 o più parlamentari. E Tadic, pur di fermare l’ascesa di un esecutivo ultraconservatore, potrebbe coinvolgere i suoi vecchi nemici.
(ha collaborato Stefano Giantin)