«Serbis», un cinema porno a conduzione famigliare

Sesso esplicito nella pellicola del filippino Mendoza: «Racconto il degrado del mio Paese»

Nostro inviato a Cannes

Puntuale come il susseguirsi delle stagioni, il sesso esplicito ha fatto ieri la sua comparsa ufficiale in concorso a Cannes. Corpi nudi, penetrazioni, fellatio sono stati il condimento di Serbis («Servizio») del filippino Brillante Ma. Mendoza. Essendo il film ambientato in un cinema porno, difficilmente si sarebbe potuto fare altrimenti e il nome stesso del cinema, Family, permette anche, nel progredire della storia, di trasformare la pratica in questione in qualcosa di domestico e di quotidiano, una ginnastica da fare dopo la prima colazione o il pranzo, ovvero fra un intervallo e l’altro della pellicola che va in onda, o durante lo svolgersi della stessa...
Serbis è infatti un film corale, la storia di una famiglia matriarcale in cui l’anziana proprietaria Nanay Flor Pineta manda avanti il suo cinema specializzato in porno anni Settanta con l’aiuto della figlia, del genero e dei nipoti. Chi vende le bibite, chi fa il proiezionista, chi sta alla cassa chi, come la nipote più giovane, mima allo specchio i gesti erotici che intanto passano sullo schermo.
Serbis, dice il regista, «ha una doppia tematica. La prima fa riferimento alla prostituzione giovanile, principalmente minorile, che nelle Filippine avviene spesso all’interno di questi spazi. La seconda concerne il disfarsi di una famiglia che, tutta presa dai propri problemi personali, non si accorge della decadenza e della degradazione che la circonda e direttamente la riguarda».
Girato con la camera a mano, che segue i vari protagonisti in tutti gli angoli e in tutte le loro attività, Serbis fa vedere il porno, ma riesce a non caderci dentro e ha per questo una sua malinconica dignità.