Una «serenata» per il Belpaese

Trionfale partenza per il tour di Ligabue con i suoi «classici», alcune cover di lusso e una inedita ballata dedicata agli orgogli dell’Italia

Una chitarra e una voce si odono. Ma il palco è ancora vuoto. Ligabue sorprende tutti e canta Sogni di rock’n’roll dalla passerella circolare che avvolge il Palaeur. Poi raggiunge la band, per dare il via alla cavalcata rock che segna il debutto della nuova tournée. Il palco è celato da un grande telo nero, le chitarre deflagrano ma il sipario non vuole saperne di svelare le figure dei musicisti. La band suona e i tecnici si affannano per avere la meglio sul grande pezzo di stoffa. Sembrano i prodieri di Luna Rossa alle prese con un gennaker dispettoso. «Grazie per esserci e per come state promettendo di esserci» dice il Liga rivolto al pubblico roboante. Il concerto prende quota, il palco prende vita. Le luci fanno da contorno a 160 mq di schermi, che salgono e scendono alle spalle di Ligabue. Spunta Eppure soffia di Pierangelo Bertoli, «uno dei pochi brani italiani dedicati al tema dell’ambiente». Tema caro a Ligabue, che compenserà l’anidride carbonica emessa in tour con 152.906 mq di foresta piantati in Costa Rica. Questa è la mia vita regala un fermo immagine di puro rock: luci bianche accecanti e chitarre in controluce, mentre il Liga strapazza la sua Fender vintage scorticata. Si fa un salto al Bar Mario e, come in ogni bar che si rispetti, non può mancare un juke-box: il riff della canzone si trasforma in Jumpin' Jack Flash degli Stones e in Rebel rebel di David Bowie. Sorpresa per Gli ostacoli del cuore, scritta per Elisa. Ligabue e la band suonano in passerella, a un metro dal pubblico che si riversa a ridosso delle balaustre. Piccola stella senza cielo brilla anche grazie all’acrobata Elena Burani, che regala evoluzioni avvolta in un nastro rosso. Tutti a naso in su per ammirare la leggiadra fanciulla, Ligabue incluso. Chiusura con l’inedito Buonanotte all'Italia, dichiarazione d’amore a un Paese sofferente, sottolineata dalle immagini di chi l’Italia l’ha resa grande. Applausi scroscianti per Biagi, Pantani, Sordi, De Andrè, Falcone e Borsellino.