Sergio Assisi, 4 fiction in tre mesi: i reality? Per sfondare noi sudiamo

L’ex cattivo di «Elisa di Rivombrosa»: «Niente successi facili. Iniziai in teatro a 16 anni, ora raccolgo i primi risultati»

Fabio Santini

da Milano

Scusi Assisi, ma quanto lavora? Sergio Assisi, il Conte di Conegliano, il cattivo redento di Elisa di Rivombrosa II, sta per sbarcare in televisione con una serie di nuovi ruoli. «Domenica sarò un magistrato in Assunta Spina con Michele Placido e Bianca Guaccero», dichiara l’attore napoletano, «il 15 ottobre sempre su Raiuno, farò Capri con Gabriella Pession. Poi arriverà La contessa di Castiglione con Francesca Dellera, sempre per Raiuno. Grasso di tigre, invece uscirà a febbraio 2007. Insomma, incomincio a raccogliere i meritati frutti di una carriera. Ma lavorare, lavoro parecchio. I ritmi della fiction sono massacranti, dall’alba al tramonto». Ne sa qualcosa Ricky Memphis che, per potersi dedicare ad altri progetti, ha scelto di far morire il suo personaggio di ispettore in Distretto di polizia 6.
Lavora parecchio e raccoglie i frutti di una carriera. Va bene, ma ha solo 35 anni in fin dei conti...
«Ho incominciato a 16 a fare teatro, con scontri famigliari, seri problemi economici. Sono quasi 19 anni che faccio ’sto mestiere. Mi ha guidato la passione, anche se ho dovuto ingoiare bocconi amari».
Ad esempio?
«Credo sia normale che gli attori che fanno gavetta, che studiano, che si fanno in quattro per avere una parte, provino invidia, meglio dire, rabbia verso persone che arrivano al successo come meteore, guadagnando cifre esorbitanti, acquisendo popolarità senza esserne creditori».
Una categoria molto affollata nel suo ambiente.
«Io mi riferisco ai personaggi dei reality show. Che cosa seminano? Che cosa rimane di loro? Sa perché emergono? Perché le persone medie si identificano in loro. Nei reality vince a lungo andare il personaggio medio tipo il “Medioman” del Grande Fratello».
Detesta i reality, quindi?
«No. In sé hanno qualcosa di positivo: la gente vuole identificare nei personaggi ciò che sente di essere, forse le proprie debolezze, le proprie contraddizioni. E poi io li guardo quando voglio sgomberare la mente da ogni pensiero. Ma la tv è un’altra cosa».
Che cos’è?
«È trash-politik. L’ultimo episodio della rissa Sgarbi-Mussolini ne è un esempio perfetto. È comicità allo stato puro che caratterizza i programmi di politica. È soprattutto sit-com, il genere per cui vado pazzo».
Qualche titolo.
«Friends, Will & Grace, Lost. Sono geniali».
Ci sono esempi geniali di sit-com italiane?
«Non me ne viene in mente nessuno. Forse anche per questo con un mio amico sceneggiatore ne sto scrivendo una. Ci saranno tanti interpreti e dialoghi direi evoluti».
Rischioso, non crede?
«No, perché il meccanismo che fa ridere rimane sempre il tempo della battuta, che deve essere teatrale. Se ritardi di una frazione di secondo, la bruci».
È vero che ha tradotto Shakespeare in napoletano?
«Sì. Ho tradotto l’incipit del monologo della “Regina Magda”. Adoro la mia lingua madre. Sul mio sito, tutte le informazioni sono in tre lingue: italiano, inglese, napoletano».
Perché Elisa di Rivombrosa II non ha raccolto i consensi degli inizi?
«Perché forse la prima serie era come un libro che si è chiuso. Averlo voluto riaprire è stato come quando al cinema fanno i sequel dei grandi successi. Pensi a Rocky, dal primo al quarto è andato solo a scendere».
Più Falcone o più Distretto di Polizia 6?
«Tra i due meglio Petrosino».