Un serial killer seppellisce la saga dell’87° distretto

Ed McBain è stato uno degli scrittori più prolifici d’America e l’inventore del poliziesco corale, ambientato nei commissariati. Ora arriva in Italia il suo ultimo romanzo: <em>Traditori</em>

Insegnante in un istituto religioso, pittore, telefonista, pianista jazz, ma anche abile redattore e cacciatore di talenti al servizio dell’agenzia letteraria Scott Meredith. Non si può certo dire che l’italoamericano Salvatore Lombino non si sia dato da fare prima di scoprire il suo talento di scrittore e cambiare per sempre ufficialmente il suo nome in Evan Hunter nel 1952, divenendo uno dei maestri della letteratura noir americana capace di siglare opere come Il seme della violenza (1954), romanzo che per primo mostrava i grossi conflitti sociali presenti nel sistema educativo americano.

Ma un solo nome e una sola nuova identità non sono bastati a contenere nel tempo la sua creatività e così Hunter nel tempo si è divertito ad assumere le eccentriche personalità di Richard Marsten, Hunt Collins, Ezra Hannon e Curt Cannon, John Abbott potendo così seguire svariate piste narrative. E soprattutto è riuscito a creare un suo alter ego che nel tempo è diventato un marchio di fabbrica indelebile: Ed McBain.

Quando nel 1956 Mr Lombino diede alle stampe per la prima volta L’assassino ha lasciato la firma, firmandolo con lo pseudonimo di McBain, volontariamente aveva deciso di allontanarsi da tutto quello che aveva scritto in precedenza puntando i suoi riflettori sugli uomini che lavoravano e indagavano all’interno di un fantomatico commissariato di polizia americano, il celeberrimo 87° Distretto destinato ad agire in una città senza nome ma che mostrava fin dalle prime pagine di quel romanzo tutte le caratteristiche della New York contemporanea. Con quella storia alla quale ne sono poi seguite altre 56 Ed McBain inaugurava un vero e proprio genere letterario, il «procedural», che illustrava ai lettori le metodologie delle indagini, la vita quotidiana nei commissariati e le psicologie degli agenti che qui sono costretti a lavorare gomito a gomito tutti i giorni.

Sino ad allora erano stati protagonisti della letteratura poliziesca americana singoli detective o poliziotti, ma mai si era vista una narrazione che mostrasse sul luogo del delitto più punti di vista e che sviluppasse in maniera corale le vicende descrivendo l’opera di gruppo dei team investigativi. La formula ideata da Ed McBain è stata poi copiata in migliaia di modi nei serial televisivi. Hill Street, giorno e notte, CSI, NYPD, Criminal Minds (tanto solo per fare qualche esempio) non sarebbero di certo esistite senza la straordinaria intuizione delle avventure dell’87° Distretto.

Una saga che arriva in questi giorni alla sua conclusione con la pubblicazione del romanzo Traditori (Mondadori, pagg. 260), il 57° della serie che viene pubblicato a 3 anni dallo scomparsa di McBain e che ancora una volta conferma la sua felice vena narrativa (che negli anni ha prodotto anche i grandi successi paralleli dei romanzi dedicati all’avvocato Mattew Hope). Nel precedente romanzo Anagram i lettori avevano lasciato Steve Carella (l’intrepido agente italo-americano che rappresenta emblematicamente la tipologia dei poliziotti dell’87° Distretto) e i suoi compagni alle prese con i beffardi e letali enigmi shakespeariani del loro acerrimo nemico Sordo, ora invece in Traditori lo ritroviamo sulle tracce di un pericoloso serial killer che sta mietendo vittime in maniera apparentemente casuale: un ex reduce dal Vietnam cieco che sbarca il lunario come violinista, una venditrice di cosmestici, l’insegnante di un college, un prete, un’anziana signora. E interrogatorio dopo interrogatorio gli agenti dell’87° distretto si accorgeranno che dietro questa serie di tragiche morti si nasconde il volto di un esecutore spietato che ha un piano sanguinario da mettere in atto.

«In tutti i romanzi che ho scritto come Ed McBain - confessava Lombino-Hunter tempo fa - sono sempre partito da un cadavere stipulando così una sorta di contratto di fiducia con i miei lettori che sanno che man mano che leggeranno il libro scopriranno ulteriori indizi sul perché il defunto è passato a miglior vita. E così contemplo con loro il cadavere, mi chiedo com’è avvenuto il decesso, chi è stato nella sua vita e poi indago sulle varie possibilità così come fanno gli investigatori del mio libro. È raro che io sappia all’inizio di un romanzo chi è l’assassino». Ed è probabile che nessuno dei lettori di Traditori arrivi subito alla soluzione del caso perché McBain è bravissimo nel costringerli a seguire passo a passo le indagini dei suoi protagonisti ma non solo quelle degli agenti di polizia anche quelle dei sospettati e dei testimoni che vengono da loro interrogati: «Appena i poliziotti entrano in casa di un personaggio per torchiarlo, i riflettori sono puntati su quest’ultimo - spiegava sempre McBain -. Gli investigatori fanno le loro domande, ascoltano, ma restano nell’ombra. Il personaggio che interrogano è al centro dell’attenzione, come su un palcoscenico». E così poco alla volta come in una pièce teatrale i lettori scoprono le ragioni dei colpevoli e degli innocenti e McBain riesce ancora una volta a raccontarci dall’interno i meccanismi del male (senza cadere nei facili stereotipi della «serial killer story») ma anche quelli della giustizia e dell’ingiustizia. Sorridendo McBain era solito affermare: «Ogni volta che pubblico un nuovo romanzo mi chiedo se ad Alfred Hitchcock sarebbe piaciuto farne un film». Era un modo scherzoso per ricordare il suo rapporto di autore con il grande regista inglese che si era sviluppato prima con alcuni fortunati episodi del serial Alfred Hitchcock e che era proseguito con la fortunata sceneggiatura de Gli uccelli (che lo scrittore americano aveva reinventato dall’originale testo di Daphne Du Maurier) e che si era però poi irrimediabilmente incrinato durante la lavorazione del copione di Marnie.

Sicuramente Traditori sarebbe stato un titolo che avrebbe divertito il grande maestro del brivido e che gli avrebbe permesso di mostrare il suo estro al servizio dell’87° Distretto e dell’intrepido Steve Carella.