Un serial killer terrorizza la città

«Gli occhi e il buio»: ecco il romanzo a fumetti di Gigi Simeoni ambientato nella Milano della Belle Époque Tra case chiuse e il «Nabucco» alla Scala

C’è il Duomo sotto la neve e i Navigli da cui affiorano cadaveri. La Scala, col Nabucco in cartellone, e la Ca’ Granda, enorme lazzaretto colmo di dolore e sventure. Le crinoline della Belle époque e barbe ed occhi che sembrano usciti da un gabinetto lombrosiano. La Milano di Gigi Simeoni, fumettista talentuoso, ci sorprende dalla prima all’ultima pagina di Gli occhi e il buio (nuovo romanzo a fumetti della Bonelli editore, pagg. 304, euro 8): spostate indietro le lancette di 99 anni e sistematevi comodi sul calendario all’anno 1908. Anzi, a voler essere precisi nel 1907, perché il prologo è ambientato giusto cento anni fa, a Parigi.
Il viaggio nella memoria e nella paura può cominciare. Alessandro Simonetti è un pittore di talento, cresciuto respirando i fermenti delle avanguardie e la lezione del futurismo. Ma la sua ispirazione conosce il momento più alto nel giorno più tragico della sua vita: quando la fidanzata ha un incidente e muore. Nell’attimo in cui la vita se ne va, Alessandro vede brillare qualcosa negli occhi della ragazza. Che cos’è? L’anima?
L’artista rimane sconvolto da quella visione. L’ossessione metafisica, il sogno di afferrare l’inafferrabile, lo costringe a muoversi dentro la città in un modo assai tortuoso che è bene non svelare per il piacere del lettore. Il tempo, sigillato sotto un tappo dell’età di 99 anni, ci restituisce immagini e sensazioni vivissime: ecco la Polizia scientifica e i due quotidiani rivali, Il secolo e il Corriere della sera; ecco l’oculista che maneggia uno strumentro, il blefarostato, che esprime tutta la prosopopea orgogliosa della scienza di primo Novecento e, accanto alle illusioni del positivismo, ecco le memorie, dolorose, dei moti del ’98 e della carneficina compiuta dai cannoni del generale Bava Beccaris, il «macellaio» scandalosamente insignito dal re della croce di Grande ufficiale.
Dunque, Simeoni disegna il vento frizzante della modernità che accarezza i capelli delle dame borghesi e la corsa in avanti della scienza, carica di parole pesanti e complicate - pensiamo al manuale di decadattiloscopia bene in vista nell’ufficio della Scientifica - ritenute in grado di dare una spiegazione a tutto. Gli occhi e il buio è tutto questo ma è anche un giallo che appassiona, perché alla fine fra le guglie e le ciminiere si diffonde il panico: a Milano è in azione un serial killer, i cronisti lanciano l’allarme, la polizia, come si dice in questi casi, brancola nel buio e se la prende con i giornalisti, le donnine allegre, nelle case chiuse, sanno più degli altri.
Siamo abituati ad ambientare le storie della nostra fantasia in contesti lontani dal nostro: basti pensare a Tex - pietra miliare nella produzione di casa Bonelli - roccioso eroe di un mondo popolato di indiani, frecce, canyon. Perciò ci può essere perfino un momento di disorientamento nello scoprire che dietro il sottile diaframma della storia ci sono le stesse vie e gli stessi marciapiedi che percorriamo quotidianamente.
Gigi Simeoni, bresciano quarantenne, disegna e sceneggia la storia con mano sicura: il commissario delle Guardie di Città Matteo de Vitalis arriva da Roma trafelato con l’incarico di formare una squadra antimostro e di fermare a tutti i costi l’assassino, prontamente ribattezzato il Fante di Cuori. Sarà interessante sapere come il pubblico accoglierà questo libro così lontano dai vecchi cliché...
Gli occhi e il buio è il secondo titolo della collana «Romanzi a fumetti» della Bonelli: il primo volume, il fantasy Dragonero, con la sceneggiatura di Luca Enoch e Stefano Vietti e i disegni di Giuseppe Matteoni, ha venduto circa 35mila copie. Fra un anno la serie proseguirà con Sighma, un thriller di fantascienza, scritto da Paola Barbato, già autrice di Dylan Dog, e disegnato da Stefano Casini, la matita di Nathan Never.