Serie A, adesso si rischia lo stop a oltranza

Le caste che scioperano: i giocatori hanno proposto un contratto ponte fino al 2012 che è stato respinto. Disaccordo fra i presidenti. La federazione: "Timore per le altre partite"

La partita del contratto collettivo va oltre i tempi sup­plementari, ma il risultato resta lo stesso. Nemmeno il tentativo in extremis dell’Assocalciatori,che sposa la te­si dell’accordo «ponte» lanciato giovedì sera dal presi­dente De Laurentiis, riesce a rigonfiare il pallone. Nien­te serie A, l’ufficialità arriva poco dopo mezzogiorno di ieri: Tommasi usa finalmente la parola sciopero - «ma­scherata » nelle ultime ore dalla delega al presidente Fi­gc di far slittare il torneo­ non appena incassato l’enne­simo no della Lega e di Beretta. La cui linea comincia a essere contestata da molti presidenti, che hanno però la colpa di aver spesso disertato gli incontri nei quali l’ar­g­omento del contratto collettivo era all’ordine del gior­no. E che mostrano sempre più crepe e dissensi al loro interno. Il caos dell’ultima settimana partorisce così la deci­sione più attesa e più impopolare. Tanto che lo stesso ministro Calderoli ieri ha «bacchettato» i capricci dei club («facciano un passo indietro») dopo aver avuto co­me bersaglio i calciatori viziati e strapagati. E lo sciope­ro della serie A finisce addirittura nel famoso presepe di San Gregorio Armeno con le statuette dei giocatori che diserteranno i campi. Il rischio vero, lanciato ora da Abete, è il lock out, ov­vero uno sciopero a oltranza stile Nba. Quattordici gior­ni, quanti ne mancano al nuovo taglio del nastro della stagione, potrebbero non bastare per sanare il pastic­cio. «Permane il rischio pensando alle gare successi­ve »,l’allarme del numero uno di via Allegri,che ora ten­terà di limitare i danni e circoscrivere lo stop a un solo turno:«C’erano tutte le condizioni perchè non avvenis­se, è una cosa che considerando le problematiche al centro della discussione appare incomprensibile». Ag­gettivo già usato dal Coni, al quale si guarda per trovare una soluzione. Si ipotizza un atto di forza nei confronti della Lega, anche se il commissariamento va valutato giuridicamente. «Voglio seguire l’iter per arrivare alla firma dell’accordo,poi faremo gli approfondimenti del­la situazione, mantenendo il coordinamento con il Co­ni », la chiosa di Abete. Quella dell’accordo ponte era certamente una solu­zione di buon senso, ma che forse è arrivata troppo tar­di. Tommasi lo aveva proposto fino al giugno 2012 sulla base del testo già firmato: nessuna correzione agli arti­coli 4 (contributo di solidarietà) e 7 (allenamenti sepa­rati) che poi sarebbero stati discussi - assieme al tema dei diritti d’immagine dei calciatori che interessa mol­te società- in un tavolo da aprire già a inizio della prossi­ma settimana. «La Lega è un anno e mezzo che dice no a prescindere e lo ha fatto pure stavolta- così il presiden­te Aic - . Io ho offerto un’apertura in extremis e mi sono beccato anche i rimproveri di qualche calciatore».La re­plica di Beretta è ferma: «Non si capisce perché dovrem­mo firmare un accordo ponte che ricalca quello ipotiz­zato all’origine della vertenza da Campana. La respon­sabilità di questo sciopero è esclusivamente dei calcia­tori ». «Prendo atto del voto dell’assemblea di Lega, 18 contro 2 per il no all’accordo - così il vicepresidente Fi­gc Albertini - ma anche delle dichiarazioni spontanee di alcuni presidenti, in disaccordo con questa linea. Si chiariscano allora al loro interno e chi la pensa diversa­mente parli nella prossima assemblea». Auspicata per lunedì o martedì dal patron del Parma Ghirardi. E mentre il presidente Uefa Platini trema a distanza, ma vigila sull’«allarme rosso»scattato in Spagna e in Ita­lia, auspicando un «confronto più costruttivo e politica­mente corretto fra le parti », si discute delle possibili trat­tenute sugli stipendi dei calciatori. Il Codacons chiede di decurtarne 1/38esimo, qualche società vuole taglia­re dalla busta paga il sabato o la domenica in base all’im­pegno agonistico, c’è chi invece proverà a non saldare l’intera settimana di avvicinamento alla giornata rinvia­ta. Senza dimenticare che almeno la Nazionale non si fermerà.