Dopo la serie C, il pm vuole 8 mesi di cella per Preziosi

Nessun dubbio per il pubblico ministero Alberto Lari, che con il collega Giovanni Arena ha condotto l’inchiesta sulla presunta (sino a sentenza definitiva) combine tra Genoa e Venezia, con «dazione» di 250mila euro del presidente Preziosi alla società lagunare. Per il pm, tutti sapevano di tutto e, pertanto, tutti quanti gli imputati, dal patron al figlio Matteo Preziosi, all’ex direttore sportivo della squadra rossoblu, Stefano Capozucca, ai dirigenti del Venezia Franco e Michele Dal Cin e al direttore sportivo Pino Pagliara, sono responsabili di frode sportiva e devono essere condannati a 8 mesi di reclusione, ciascuno. Con questa richiesta il pm ha concluso la lunga requisitoria, passando la parola ai difensori. La sentenza prevista per stasera potrebbe slittare di qualche giorno. «Ho risentito tutte le intercettazioni telefoniche e ambientali - ha detto il magistrato al termine dell’udienza, e sono convinto che le stesse comprovino l’illecito accordo tra i dirigenti delle due squadre per far vincere il Genoa (3 a 2, campionato di serie B, 2004 - 2005)». Il pm ha precisato che in quella settimana di fuoco che ha preceduto la partita, vi sono state due trattative. Una, con i dirigenti del Torino, che avrebbero manifestato l’intenzione di dare un premio a vincere ai giocatori della squadra veneta, una, con i responsabili veneziani, diretti competitori. Sono intercorse telefonate, vi sono stati incontri, tra Preziosi e l’ex patron del Toro, Romero. I dirigenti granata hanno escluso di voler pagare un premio a vincere alla squadra lagunare. A questo punto è proseguita la trattativa tra dirigenti genoani e veneziani. Si arriva al giorno della partita abbastanza «sofferta» per i tifosi e dirigenti rossoblu. Preziosi aveva con sé 250 mila euro, che, a detta del presidente, erano destinati ai suoi giocatori, quale premio per la vittoria («perchè non li ha dati subito al capitano della squadra?», ha obiettato il pm). Perchè, osserva Lari, quella stessa sera dovevano essere dati a Pagliara, quale «ricompensa» ai calciatori veneziani. Non v’è stata la consegna del denaro perchè vi era troppa confusione, solo l’accordo di rivedersi. Il resto è noto. Pagliara va alla Giochi Preziosi di Cogliate, ritira una busta con 250 mila euro, sale in auto ma poco dopo viene fermato dai carabinieri, a cui dice: «È un acconto per l’acquisto del giocatore Maldonado» («non è mai capitato che le società paghino un giocatore all’insaputa del suo procuratore», commenta il pm).
L’avvocato della Figc, Tito Lucrezio Milella, ha intanto chiesto centomila euro di risarcimento danni morali per la Federcalcio nel caso di condanna degli imputati. Intanto Preziosi 5mila euro alla Figc dovrà già darglieli per pagare la multa comminatagli per essere entrato in campo e negli spogliatoi nonostante la squalifica.