Tra serie A e B un divorzio senza avvocati

La Lega si divide in due consensualmente: ai cadetti 95 milioni per i prossimi 3 anni. Cellino mediatore sui diritti in chiaro di Mediaset

Franco Ordine

Storico più che clamoroso. In un anonimo pomeriggio di metà ottobre, il calcio italiano è riuscito a risolvere problemi atavici e grane, a mettere fine a un grave contenzioso e a preparare un futuro più moderno. Da ieri, serie A e serie B hanno deciso di separarsi. L’han fatto in modo consensuale, tra pacche sulle spalle, sorrisi e dichiarazioni di reciproca stima, fissando la scaletta degli alimenti per i prossimi nove anni: 95 milioni di euro per i primi tre, 65 milioni di euro per gli ultimi sei. Sono le cifre della mutualità che il torneo più ricco e famoso, la serie A, deve passare alla B al fine di garantirne l’esistenza. Stabilito anche un paracadute per le società che dovessero retrocedere in B.
Nel frattempo, e dal 1° gennaio 2006 la data suggestiva preparata per l’inizio della nuova era, rimarranno sotto lo stesso tetto, conserveranno la stessa sede cioè, identico sarà il personale. Disinnescata anche la mina vagante dell’autoriduzione contrattuale decisa da Mediaset per il mancato rispetto dell’esclusiva sui diritti del campionato da parte della Rai. Col consenso di tutti, Adriano Galliani, presidente in carica della Lega, già amministratore delegato di Mediaset fino al ’98 e fino al 2001 consigliere d’amministrazione, si è astenuto. Massimo Cellino, presidente del Cagliari e vice-presidente per la serie A della stessa organizzazione, ha ricevuto la delega a occuparsi della questione delicatissima.
«È un compito bello tosto» la benedizione del dirigente berlusconiano doc. Non sarà facile sciogliere il nodo. Anche a causa delle solite invasioni politiche. Ieri, da Roma, Paolo Gentiloni, neo-presidente della commissione di vigilanza Rai, esponente della Margherita, si è messo subito di traverso. «Non conosco il dossier ma sono contrario al riacquisto dei diritti del calcio Mediaset da parte della Rai» ha detto in uno di quegli interventi che segnalano al volo il pregiudizio anti-Mediaset. Cellino, invece, ha scelto la strada del negoziato diplomatico: «Convocherò le parti, il nostro compito è anche quello di fare da arbitri» ecco la prima mossa. «Noi vogliamo tutelare i nostri clienti che sono Mediaset e Rai» ha aggiunto Cellino. Non ha indossato l’elmetto insomma ma ha parlato chiaro nello specifico: «Certo non potremmo difendere i diritti di un cliente inadempiente». Come dire: è irricevibile la richiesta di riduzione del contratto.
Superato, infine, l’improbabile ultimatum di Zamparini, eletto ieri consigliere federale in rappresentanza della serie A al posto di Gazzoni Frascara (ex Bologna). Presto saranno eletti due presidenti per ciascuna lega. Vincenzo Matarrese, attuale rappresentante della serie B, si è già fatto da parte: «Ho esaurito il mio compito, non ho il tempo da dedicare a questa attività, faccio l’imprenditore edile io» l’avvertenza. Adriano Galliani è rimasto sul vago ma è pronto ad accogliere la rielezione. Tutti soddisfatti, in testa Antonio Giraudo, padre spirituale della svolta, inseguita da anni. «È stato lui a sbloccare la trattativa» il riconoscimento pubblico firmato da Galliani, ritornato in sella, più forte e autorevole che mai. «A leggere certi giornali sembrava che fossimo agli ultimi giorni di Pompei» il suo lamento successivo.
E invece, oplà, tutto risolto: un colpo alla Silvio Berlusconi, non c’è che dire. Mentre molti lo davano per spacciato, ecco il colpo di coda. «C’è stato qualcosa di magico» la chiosa di Galliani, prima di ringraziare Zamparini e Cellino.
A dimostrazione che ieri, 15 ottobre, san Callisto, dev’essere stato un giorno speciale per il calcio, altre due buone notizie per il settore. Il Tar del Lazio ha neutralizzato le ennesime ordinanze dei sindaci di Bergamo, Terni e Piacenza: si giocherà alle 16 in serie B. Il campionato primavera sbarcherà in televisione. Su Sky, naturalmente, la domenica mattina, alle 12. Il primo posticipo è Milan-Atalanta. «Giuro che non lo sapevo» la confessione di Galliani. Ma non gli crederanno, naturalmente.