La serie A perde 250 milioni: nel 2010 la gestione è costata il 51 per cento in più

Secondo lo studio della Deloitte, i ricavi sono aumentati di 60 milioni rispetto al 2009 grazie soprattutto ai diritti tv, ma il segno negativo è legato alla crescita dei costi del personale e degli ammortamenti dei diritti alle prestazioni dei giocatori

Il risultato d'esercizio complessivo della Serie A nella stagione 2009-2010 peggiora del 51% (+85 mln di euro) superando i 250 milioni di euro di perdita netta. La perdita della gestione ordinaria passa da 93 milioni di euro nella stagione 2008/2009 a 196 mln di euro nella stagione 2009/2010. È quanto emerge da uno studio della Deloitte sui risultati economico - finanziari della Serie A, stagione 2009-2010, nel quale si evidenzia che la posizione finanziaria netta delle società di serie A vede crescere l'indebitamento di 81 milioni di euro raggiungendo complessivamente il valore di 611 mln di euro.
I ricavi netti aggregati della Serie A, nella stagione 2009-2010, è pari a 1,736 miliardi di euro, in crescita di 60 milioni di euro rispetto alla stagione precedente: confermano il consolidamento dei valori di fatturato raggiunti negli anni. Si evidenzia che il 52% del fatturato è conseguito mediante la cessione dei diritti Tv a livello nazionale. Negli ultimi dieci anni il fatturato della Serie A, al netto delle plusvalenze, è cresciuto del 51%, passando da 1.151 milioni di euro nella stagione 2000/2001 a 1.736 mln di euro nell'ultima stagione.
Il peggioramento del risultato di gestione, che raggione i 196 mln di euro nella stagione 2009/2010, si rileva nello studio, «è principalmente ascrivibile alla crescita dei costi del personale e degli ammortamenti dei diritti alle prestazioni dei giocatori. In particolare i costi dei tesserati e gli ammortamenti dei calciatori raggiungono l'80% del valore della produzione (74% nella stagione precedente). L'incidenza degli altri costi si mantiene costante e pari al 30% del valore della produzione». La perdita della gestione finanziaria incrementa da 26 milioni di euro nella stagione 2008/2009 a 34 milioni di euro nella stagione 2009/2010 a causa del peggioramento della posizione finanziaria netta.
Dai principali indici di bilancio analizzati, spiega Riccardo Raffo, partner Deloitte, «emerge un basso grado di copertura degli asset con mezzi propri e in calo rispetto alla scorsa stagione (23% della stagione 2009/2010 rispetto al 40% nella stagione 2008/2009). Diminuisce, infatti, la capacità da parte delle società di far fronte all'acquisto di calciatori con il proprio patrimonio. Inoltre, i ricavi della gestione sportiva riescono a sostenere quasi esclusivamente i costi degli stipendi e gli ammortamenti dei giocatori; da questo punto di vista nell'ultima stagione abbiamo osservato un maggiore incremento del costo dei tesserati e degli ammortamenti rispetto alla crescita del fatturato».
Come da noi evidenziato anche in questi anni di crisi economico - finanziaria, afferma Dario Righetti, Partner Deloitte e responsabile per il Consumer Business, «i ricavi record registrati dalle principali leghe calcistiche europee dimostrano la buona capacità del settore di resistere alle turbolenze economiche internazionali.
D'altra parte molti rimangono ancora i punti aperti da affrontare da parte delle società: il miglioramento del rapporto costo tesserati/ricavi e l'avvio di strategie e azioni per poter rientrare nei nuovi restrittivi parametri dettati dal FairPlay finanziario». Dalle nostre analisi, spiega Raffo, «emerge uno squilibrio dei costi della gestione corrente, che risultano strutturalmente superiori al valore della produzione. Nonostante un fatturato in crescita, l'apporto dei capitali da parte dei proprietari delle società risulta ricoprire ancora un ruolo determinante per la sostenibilità del business della Serie A».