Sermone in video Per la D’Amico la pay tv è un bene di prima necessità

Piantata sui tacchi e col solito décolleté che ammiccava, ieri Ilaria D’Amico era nera, e non solo per il vestito. Piantata sui tacchi a un certo punto - durante «Sky calcio show», il programma che accompagna le dirette della domenica di serie A - ci ha guardato negli occhi, come sanno fare le donne nelle grande occasioni, e ha parlato una decina di minuti con il cuore. «Il governo ha approvato una nuova tassa sulle pay-tv, una tassa che andrà a colpire voi ascoltatori e le vostre famiglie proprio nel momento in cui si promettono aiuti». Il tono non ammetteva repliche, Ilariona ci ha messo con le spalle al muro e - soprattutto - ha inchiodato il ministro Tremonti alle sue responsabilità. In sintesi ha detto: l’Iva che versa Sky è passata dal 2003 a oggi da 170 a 370 milioni di euro, raddoppiarla dal 10 al 20 per cento è iniquo. Per non contare il fatto che «Sky, proprio quest’anno, ha assunto 500 persone». Niente da dire, per carità. Però, giusto prima che la cosa continuasse con un Gene Gnocchi almeno spiritoso («Sky è una onlus»), una cosa Ilaria non ce l’ha potuta spiegare: décolleté a parte, da quando la pay-tv è diventata un genere di prima necessità?