Sermonti, dopo Dante una nuova lettura di Virgilio

Lo studioso e grande divulgatore dei classici presenta ora una nuova e originale traduzione dell’'"Eneide"

Noi tutti dobbiamo gratitudine a Vittorio Sermonti per ciò che da qualche anno sta facendo con estrema competenza, abilità comunicativa, e addirittura coraggio fisico, a difesa e promozione della vera cultura, in un ambiente culturalmente degradato dalla diffusione massiccia e pervasiva della letteratura d’intrattenimento e dall’impostazione sempre più commerciale dei programmi editoriali.

In molte città si svolgono fiere, festival, giornate di studio, mostre, dedicate ai libri in genere e più in particolare a libri per ragazzi, a fumetti, fantascienza, ma mai ai classici latini e greci.

In questo quadro sconfortante, sapere che uno scrittore di rango come Vittorio Sermonti si è messo a girare l’Italia leggendo nelle sedi deputate o nelle piazze, prima la Commedia dantesca, e più di recente l’Eneide di Virgilio, aiuta non poco a non disperare sulla sorte delle radici dell’intera cultura occidentale, radici che purtroppo, anche nelle scuole e nelle università, stanno subendo una sistematica offensiva sterilizzante in nome dell’«utilità» delle materie tecnologiche e informatiche. Come se arricchire l’animo degli studenti con lo studio delle materie umanistiche non desse risultati di utilità intellettuale e spirituale anche più feconda di quella grezzamente pragmatica.

Ma torniamo a Vittorio Sermonti che ora ha pubblicato in edizione Rizzoli, molto bella e originale, l’Eneide di Virgilio (pagg. 713, euro 24) con la sua traduzione, ma, salutarmente, anche con testo latino a fronte (mentre alcuni editori stanno prendendo la brutta abitudine di pubblicare la sola versione italiana), priva di note a piè di pagina, ma con agili e cordiali brani di commento intercalati a blocchi di versi. Si tratta di un’opera di straordinario interesse per il suo rigore, resa però gradevole e come alleggerita, da una singolare inclinazione, propria di questo autore da sempre impegnato in tutti i settori della creatività letteraria: la ricerca di un equilibrio fra interpretazione umanissima, mai edificante, dei miti e dei problemi spesso tragici dell’esistenza e della storia, e pervicace ironia che tuttavia non sconfina mai nella beffa e arricchisce ogni sua opera di un humour estremamente civile.

Ciò avviene anche in questa traduzione, limpidamente moderna, che solo rare volte sconfina in qualche eccesso, di cui l’Autore stesso finge di scusarsene («mi è scappato», confessa egli stesso), ma in realtà compiacendosene. Volete un esempio? Eccolo: Turno, infuriato contro il «pacifista» Drance, lo ingiuria in vari modi, fra tutti chiamandolo «brutto schifoso» (il latino ha foedissime, cioè «luridissimo», e definendo Enea «checca frigia» (il latino ha semivir, «mezzo uomo»). L’atticista Virgilio non sarebbe d’accordo con tali licenze di tipo asiano, cioè effettistiche, ma poi finirebbe anche lui per ringraziare con un amichevole sorriso il bravo e appassionato Sermonti.