SERMONTI Messa laica con l’Eneide

Da questa sera, in una serie di 24 appuntamenti ai Musei capitolini, lo scrittore leggerà il poema virgiliano nella sua nuova traduzione

E adesso tocca all’Eneide di Virgilio. A Roma. La lettura pubblica prende piede, è di moda, addirittura. La si incontra ormai per ogni dove, nei festival, nelle biblioteche, nelle librerie e nelle piazze. Dai reading di poesia alla lettura di brani di libri da parte di attori professionisti, si tende a sostituire la presentazione spesso ammiccante e compiacente, e dunque scontata e ritrita, con una forma di partecipazione più viva. La lettura è appunto un rito collettivo, una messa laica, un momento di emozione condivisa.
Non si spiegherebbe altrimenti come negli anni scorsi le enunciazioni dell’intera Divina Commedia nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, a Milano, abbiano attirato così tanti spettatori, al punto che molti, nelle sere più affollate, non trovavano neppure posto. La lettura di Dante finiva per diventare, contro ogni aspettativa, un evento esclusivo. A declamare, non in senso recitativo, ma con l’espressività che tale azione comporta, era Vittorio Sermonti. Era il 2003, e dopo Milano fu la volta di Bologna e poi di Firenze. In tutto, 150mila spettatori. Cifre da tournée dei Rolling Stones. L’anno scorso, tra settembre e ottobre, i dodici libri dell’Eneide sono stati letti, ancora a Milano, in Santa Maria delle Grazie, con analogo successo. Ma, dicevamo, adesso tocca a Roma. Da oggi lo scrittore e saggista romano, traduttore del poema scritto da Publio Virgilio Marone nel 29-19 a.C., scandirà per intero il testo classico in una serie di ventiquattro serate ai Musei capitolini di Roma, accanto alla statua di Marco Aurelio, nella nuova ala dell’edificio. Un luogo simbolico, considerato che l’Eneide fu scritta proprio per celebrare i fasti della Roma imperiale sotto Augusto.
Sermonti, che è anche il traduttore dell’opera, leggerà ogni giorno, esclusi i lunedì e le domeniche, a partire dalle ore 21.00. La lettura dei versi virgiliani sarà preceduta da un racconto di introduzione e di critica. L’iniziativa, promossa da Telecom Progetto Italia e dal Comune di Roma, è gratuita, fino ad esaurimento posti. Per altre informazioni si può chiamare lo 06 82059127, tutti i giorni dalle ore 9.00 alle ore 19.30.
Il viaggio dell’esule troiano verso l’Italia, propiziato dagli annunci di un futuro glorioso, ma anche costellato di ostacoli, lutti e scontri violenti, è narrato in un testo che nei millenni non ha perso di attualità.
«I grandi classici leggono noi più di quanto noi li leggiamo», ha commentato Sermonti. E ha proposito della sua nuova traduzione ha spiegato che «è orientata alla lettura. Davanti a un testo di tale sfacciata giovinezza e vitalità qualunque traduzione diventa nel giro di pochi decenni una bambina decrepita. La lingua italiana, viva e contaminabile, mi consente scelte lessicali molto mosse, che assecondano la struttura del latino, con versi liberi: ho cercato di attenermi ai sei accenti dell’esametro latino, ma in tutto il testo non traduco mai la parolina “ut” con “affinché”. Perché “affinché” è una parola che io nella vita ho usato rarissimamente, e solo a scuola, e solo per tradurre il latino...». L’ultima parte del testo si svolge in Italia, e narra di lotte cruente con le popolazioni locali. Ha spiegato ancora Sermonti: «È attuale per un’epoca come la nostra, in cui le guerre non sono certo finite. Ma io non ho tolto neanche un verso. Perché chi legge il canto di Didone a Cartagine piange, piange chi legge la morte di Priamo, per l'inaudita potenza della poesia di Virgilio. Così, anche per le stragi tra i popoli in questa parte del poema, voglio che la pietà di Virgilio si manifesti tutta. E si manifesta sbarrando gli occhi, e non nascondendoci niente dell’orrore della guerra». Per molti si risveglieranno i ricordi della scuola, quando forse la potenza del testo risultava schiacciata dall'oppressiva noia della didattica. Il sindaco di Roma Walter Veltroni sostiene: «C’è un grande desiderio di conoscenza, comprensione, di lettura critica. Una grande voglia di conoscenza, soprattutto dei classici: Roma è una città colta e ci tiene ad esserlo».
L’intento di Sermonti è quello di servirsi di «opere assolute, per snidare la loro straordinaria bellezza e al tempo stesso il poeta che è in ognuno di noi, rimetterlo in contatto con il bambino che era e con il vecchio che sarà, con tutte le esperienze fondamentali di parole come l’amore, l’odio, la rabbia, la tenerezza, l’idea di nazione».
L’iniziativa si inserisce nel Progetto Italia di Telecom. Si tratta di una serie di eventi (in cinque anni promosse cinquecento iniziative) che hanno per scopo la riscoperta di luoghi, patrimoni e opere letterarie nel nostro Paese, dall’esibizione pubblica di capolavori di collezioni private, al sostegno a progetti di ricerca per giovani laureati, fino, appunto, alle letture dei classici della letteratura. In questo modo si spera di favorire il contatto tra il pubblico e i valori autentici della cultura, della solidarietà, dello sport.