Serra: zone protette a luci rosse

L’installazione di telecamere nelle zone più colpite dal fenomeno della prostituzione «è un intervento importante per l’amministrazione comunale, una risposta immediata alle proteste delle gente. Ma per la soluzione del problema della prostituzione, dal mio punto di vista, è necessario un ripensamento del fenomeno».
A parlare è il prefetto di Roma Achille Serra in un articolo da lui firmato su «Per Roma», rivista trimestrale della prefettura. «I servizi di polizia sono da sempre intensi e hanno portato a risultati eccellenti - scrive ancora Serra -. I tentativi di recuperare ragazze costrette a prostituirsi non hanno finora raggiunto gli auspicati obiettivi del legislatore, che all’articolo 18 del Testo Unico sull’Immigrazione, aveva previsto il rilascio di un permesso di soggiorno per “protezione sociale” a chi avesse collaborato con la giustizia, denunciato gli aguzzini e intrapreso un programma di reinserimento. Numeri alla mano, non è stato questo lo strumento che ha scardinato il sistema. Secondo molti, bisogna prevedere come reato il servirsi di prestazioni sessuali da parte delle prostitute, quindi responsabilità penali per i clienti. Ricordo che il Censis ha evidenziato che la grande maggioranza delle prostitute straniere esercita per scelta, solo il 10% è ridotto in schiavitù. In generale, il perseguire i clienti con sanzioni amministrative, come le iniziative un po’ bizzarre di qualche sindaco del Nord, ha avuto esiti tragici come il suicidio, per la vergogna, di un uomo e nessuna incidenza effettiva sul fenomeno».
«Non pretendo di sostituirmi al legislatore - continua Serra - ma ho ritenuto doveroso proporre di aprire una riflessione sugli interventi più idonei da proporre. Ho suggerito di guardare ai Paesi che il fenomeno lo hanno governato. Parlo di città come Amsterdam o Parigi, dove sono state create aree riservate all’esercizio di tali attività e dove le prostitute si sottraggono allo sfruttamento auto-gestendosi in cooperative. Ho immaginato la creazione, anche nelle nostre realtà territoriali, di un’area lontana dal centro abitato. Circoscrivendo l’area di esercizio, sarebbero agevolati i controlli delle forze dell’ordine, eliminando, così, lo sfruttamento». «Ribadisco, la mia è solo un’idea - continua Serra -. Dobbiamo ricordarci che siamo un Paese laico e tollerante che può trattare con lucidità temi legati ai costumi sessuali».
Per il capogruppo al Comune della Rosa nel Pugno, Quadrana, «quanto affermato da Serra a proposito dell’utilizzo delle telecamere per combattere la prostituzione conferma la validità delle nostre critiche alla decisione prese dall’amministrazione. La cosa migliore è seguire la strada già sperimentata con successo in alcuni Paesi europei che hanno istituito degli “eros center”. Tra l’altro sarebbe un modo per colpire gli ignobili mercanti del sesso».