«Serravalle, 3mila emendamenti per la legalità»

L’azzurro Dapei contesta anche il tentativo di autorizzare la vendita delle azioni Cisa al miglior offerente, senza fissare un prezzo minimo

Gianandrea Zagato

Tremila emendamenti da discutere uno dopo l’altro. Che significa, regolamento del consiglio provinciale alla mano, «cinque minuti di illustrazione» di ogni emendamento «da parte del presentatore», con tanto di intervento di ogni consigliere della Casa delle libertà «per una sola volta a emendamento e per non più di cinque minuti». Il tutto con verifica, emendamento dopo emendamento, del numero legale secondo il comma 2 dell’articolo 48 del regolamento di Palazzo Isimbardi.
Sintesi della battaglia della legalità contro la maggioranza di centrosinistra che «per non dare alla Provincia di Monza la sua parte di eredità, quel venti per cento di beni che, secondo legge, le spettano e perdere quindi il controllo della maggioranza di Serravalle» conferisce «le partecipazioni, Serravalle inclusa, nell’holding Asam». Strategia della Provincia guidata dal ds Filippo Penati che «di fatto» osserva Max Bruschi «tira una solenne fregatura ai brianzoli»: «Mettere Serravalle e le altre partecipate dentro Asam significa che le azioni, tutte le azioni, non saranno più della Provincia di Milano ma di Asam. Risultato: alla Brianza spetta il venti per cento di una holding che al 99% è di proprietà della Provincia di Milano, dove è evidente che quel venti per cento dei monzesi è totalmente ininfluente». Progetto che «annulla il potere decisionale del neonato Ente su qualsiasi nuova opera da realizzare» denuncia Alleanza nazionale: «Ragione più che sufficiente per presentare nei consigli comunali della Brianza mozioni in cui si impegnano le giunte a far "desistere" il compagno Penati dai suoi intenti».
Dichiarazione siglata da Roberto Alboni, presidente della federazione provinciale monzese di An, condivisa pure da Marco Malinverno dell’Udc «dopo la spregiudicata scalata a Serravalle compiuta da Penati che senza passare dal voto del consiglio ha riconosciuto all’imprenditore Marcellino Gavio qualcosa come 8,831 euro per azione quando il valore, dicono gli advisor, era di poco superiore ai quattro euro». Come dire: il danno dopo la beffa, che ancora attende una risposta dai magistrati milanesi. Intervento dei giudici civili e penali che, aggiunge l’azzurro Bruno Dapei, potrebbe pure interessare anche la nuova operazione finanziaria firmata da Penati: «La delibera Asam prevede l’autorizzazione alla vendita delle azioni Cisa al miglior offerente senza l’indicazione di un prezzo minimo. Regalo ai soliti noti, dando mandato a Antonino Princiotta che siede nell’esecutivo della Cisa (controllata da Gavio all’84%, ndr) di espletare gli adempimenti necessari all’operazione».
Dettaglio: Princiotta è il segretario generale di Palazzo Isimbardi che garantisce la correttezza formale della delibera Asam e al contempo «presidente di Asam ma pure consigliere d’amministrazione di Cisa». Annotazione di una trasparenza mancante, quella che la maratona dei tremila emendamenti della Casa delle libertà tenta di ripristinare.