Serravalle, un arbitro per sbrogliare la matassa

Per Palazzo Marino altra materia da «avvocati» sono le dimissioni in massa dei membri del Cda: «È un’interferenza illegittima nel corretto funzionamento della società»

Da «Caro Filippo» a «Egregio signor Dr. Filippo Penati, Presidente della Provincia di Milano». Nelle intestazioni delle lettere spedite da Palazzo Marino, tutta la storia di un rapporto arrivato ormai alla frutta. Il veleno della Serravalle ha ormai portato le due principali istituzioni milanesi al punto di non ritorno.
Tanto che, ancora ieri mattina, durissime sono state le parole del sindaco Gabriele Albertini. Per nulla intenzionato al passo indietro. «Noi abbiamo sottoscritto un patto in dicembre e a quello ci atteniamo. La Provincia - attacca - ha fatto acquistare un 15 per cento di quote della Serravalle da una società controllata. Comportamento della cui legittimità amministrativa non siamo per nulla convinti». E a rincarare la dose, ricorda ancora una volta i giudizi pendenti della magistratura contabile e amministrativa. «Vedremo - insinua malizioso in aggiunta - se poi si muove anche quella penale. In casi come questi prima o poi arriva».
Muro contro muro. E, immediata, arriva la richiesta al cda della Serravalle di «sospendere gli interventi esecutivi in attesa di sapere se il 15 per cento delle azioni che Penati ha fatto acquistare a una società controllata, può essere accorpato». «Qualche dubbio - afferma Albertini - senza fare polemiche può venire a tutti. Non siamo convinti della correttezza contabile». E poi passa dalla protesta alla proposta. «Lo stesso patto di sindacato prevede che, quando sorga una disputa tra i firmatari, si dia luogo a un arbitrato. A questo punto lo nomineremo unilateralmente perché si decida sulla correttezza di quanto avvenuto».
Un collegio arbitrale, dunque, per stabilire chi tra lui e Penati sia nel giusto. Concetto, ribadito nel pomeriggio, con una lettera ufficiale. «Confermiamo la disponibilità del Comune di Milano a dare avvio alla procedura arbitrale prevista dal Patto di Sindacato che possa, in tempi brevissimi, risolvere la divergenza insorta tra Comune di Milano e Provincia di Milano sull’interpretazione dell’art. 2.1 del Patto».
Nervi tesi anche per le annunciate dimissioni di massa dei componenti il consiglio di amministrazione. Sempre nella lettera spedita ieri a Palazzo Isimbardi, Albertini si augura che le annunciate lettere di ben undici consiglieri siano «frutto solo di speculazioni giornalistiche». Dato, invece, confermato nel pomeriggio all’assemblea dei soci. Altra materia per gli avvocati. Di «gravissima violazione del Patto di Sindacato», si legge ancora nella missiva. E poi di «illegittima interferenza nel corretto funzionamento della gestione di Milano Serravalle S.p.A., oltre che un’indebita pressione su alcuni consiglieri di amministrazione per motivi extrasocietari». Guerra di carte bollate da stemperare con una battuta. «A meno che una telefonata del presidente della Provincia non sia un buon motivo per lasciare il posto nel cda. Più che di dimissioni spontanee, parlerei di dimissioni “spintanee”».
Piccata anche la risposta di Albertini alla proposta Penati sul collocamento. «Stupisce che la Provincia anziché andare in Borsa abbia comprato altre quote e, per raggiungere il flottante necessario, metta una quantità marginale di quote». Questioni di principio, ma anche di prezzo. «A quale valore si quota? Il Comune è disponibile a vendere, ma a quali valori? La Provincia ha comprato a 8,831 euro, mentre il valore stimato da Lazard è inferiore ai 6 euro. Ci sarà da valutare».