Serravalle, contro-dossier di Penati

La risposta alle carte consegnate ai giudici da Albertini: «Sta infangando il mio nome»

Lo aveva promesso e lo ha fatto. Il dossier sull’affaire Serravalle raccolto dal sindaco Gabriele Albertini è stato consegnato ai pm Alfredo Robledo e Stefano Civardi. L’accusa, per il presidente diessino della Provincia Filippo Penati, è «abuso di atti d’ufficio». Nel mirino l’acquisto di azioni Serravalle a una cifra vicina ai 9 euro dal magnate delle autostrade Marcellino Gavio. Sospettato, secondo Albertini, di aver utilizzato almeno parte dei 176 milioni di euro di plusvalenze per la scalata Unipol a Bnl. Un’altra prova, secondo il sindaco, dell’intreccio tra politica ds gli affari. Più che stizzita la reazione di Penati. «Mi sono ripromesso - spiega dopo aver convocato i giornalisti - di non portare in tribunale il sindaco. Ma sta gettando fango sul mio nome e dal giorno in cui tornerà a essere il signor Albertini, difenderò la mia onorabilità e il mio buon nome». Per ora la replica è affidata a un contro dossier. Nuovi documenti da consegnare alla Corte dei conti «sull’intreccio Albertini-Serravalle-Sea». «Il sindaco - attacca Penati - non ha venduto Serravalle per costringere la maggioranza a privilegiare la vendita di Sea. E il vero obiettivo non è la costruzione della linea 4 della metropolitana, ma ben altro. Tanto che per concludere l’operazione è arrivato a rincorrere il mercato promettendogli in anticipo un maxi-dividendo». Quale obiettivo?
«Per scoprirlo dovrei indagare», si divincola Penati. Per ora racconta che «Albertini non ha mai rivelato un’offerta di 10 euro ad azione che gliene avrebbe fatti incassare 334 milioni». Il nome del possibile acquirente è ancora quello Gavio che sarebbe stato ricevuto a giugno nello studio del sindaco a Palazzo Marino. «Cifre - aggiunge il presidente - che da una parte confermano che il prezzo pagato a Gavio dalla Provincia per le sue azioni era in linea con il mercato e al di sotto di quanto lo stesso Gavio era disposto a pagare per comperare. Dall’altra conferma che il Comune avrebbe potuto concludere un affare vantaggioso. Dalla plusvalenza avrebbe incassato oltre 317 milioni di euro. Cifra sufficiente a finanziare la linea 4 della metropolitana senza mettere Sea sul mercato. Noi ora quelle azioni potremmo rivenderle al doppio».
Ma ora la faccenda è in mano ai magistrati. «Decida la Corte dei conti - conclude - chi ha impoverito l’ente».