Serravalle e Sea: Provincia e Comune si sfidano al Tar

Albertini chiede un arbitro sulla scalata di Penati alla ex Milano-mare e il presidente di Palazzo Isimbardi ricorre contro la privatizzazione della società aeroportuale

Gianandrea Zagato

La rottura del patto di sindacato che univa Provincia e Comune «per me non ha ragion d’essere». Gabriele Albertini riconferma che la fine dell’intesa è stata una scelta unilaterale della Provincia. Una decisione, spiega il sindaco di Milano, conseguente all’acquisto di quel quindici per cento di azioni che erano nelle mani del socio Marcellino Gavio. Problema che Albertini definisce «di condotta» ovvero spetta a un arbitro valutare il comportamento assunto da Filippo Penati con la disdetta di quell’accordo che blindava la maggioranza pubblica della società autostradale.
«È una condotta in cui non ci riconosciamo e in cui ritroviamo profili di illegittimità da verificare nella sede opportuna. Abbiamo nominato un arbitro su questa rottura del patto di sindacato che la Provincia ha ritenuto di fare e che per noi non ha motivazioni. Nel rapporto tra le Istituzioni non si è poi tenuto conto dell’interesse della collettività ed è stato avvantaggiato un imprenditore privato utilizzando denaro pubblico». Dichiarazione che da via Vivaio, sede dell’amministrazione provinciale, ha avuto come sola replica l’annuncio di un ricorso al Tar contro la decisione del Comune di vendere all’asta il trentatré per cento di Sea, «nelle delibere della giunta e del consiglio comunale meneghini ci sono vizi di legittimità tali da giustificare un ricorso al Tar per tutelare gli interessi della Provincia» che possiede il 14,6 per cento di azioni della società di gestione aeroportuale ma che non siede nel consiglio d’amministrazione. Assenza che per Penati è prova di una «discriminazione» nei confronti pure di altri soci di minoranza «esclusi da qualsiasi decisione o controllo».
E proprio su quest’assenza s’impernia il ricorso predisposto dai legali di Palazzo Isimbardi: chi comprerà il trentatré per cento di Sea avrà diritto a scegliere almeno tre dei membri del futuro consiglio d’amministrazione. Opinione che Manfredi Palmeri, capogruppo comunale di Forza Italia, commenta calendario alla mano: «La delibera Sea è stata licenziata dalla giunta di Palazzo Marino nel mese di giugno. Penati presenta ricorso quattro mesi dopo. Evidente che si tratta solo della ripicca di un presidente di provincia monomaniacale: infatti, già a giugno collegava la vicenda Sea a quella di Serravalle». Ma la decisione di ricorre al Tar stupisce Carlo Masseroli, presidente della commissione comunale Bilancio: «Siamo al ridicolo: è un ricorso improponibile come può affermare qualsiasi avvocato. Certezza, dunque, di una scelta compiuta per motivi puramente strumentali».
Come dire: questione di metodo politico consequenziale alla scelta di compiere un’operazione finanziaria, il blitz Serravalle, che non è mai stata vagliata dal consiglio provinciale «anche se il passaggio consiliare è obbligatorio per statuto» chiosa Bruno Dapei, capogruppo azzurro in Provincia. Nota, quest’ultima, che denuncia lo svuotamento del ruolo di indirizzo e di controllo dell’assemblea elettiva di Palazzo Isimbardi: mission certo non secondaria, aggiunge Luca Guerra, capogruppo dei Comunisti italiani, «non accetto che il consiglio provinciale sia esautorato dal suo ruolo». Avvertimento di un supporter della maggioranza che sostiene Penati e che, sorpresa, sostiene le ragioni del sindaco Albertini.