Serravalle, il «gioco» dell’Opa arriva in consiglio

La «scalata» finisce nell’aula di via Vivaio. Fi: «Un dibattito atteso per 42 giorni segno della scarsa considerazione che il presidente Penati ha dell’assemblea»

Gianandrea Zagato

Il gioco all’Opa di Filippo Penati arriva in consiglio provinciale. Finalmente si discute della scalata di Serravalle, quel quindici per cento di quote passate dalle mani di Marcellino Gavio a quelle del nuovo tycoon della Provincia.
Dibattito con quarantadue giorni di ritardo: «Ennesima prova della scarsa considerazione in cui il diessino Penati tiene l’assemblea di Palazzo Isimbardi» annotano le opposizioni, che ormai sanno di non operare in un ente locale bensì in holding finanziaria. Trasformazione imposta da un grigio presidente di Provincia che ai problemi della casa e del welfare preferisce comprare pacchetti azionari, fare o disfare alleanze. Fotografia nuda e cruda di quanto accade al civico 1 di via Vivaio, dove, denuncia Forza Italia, oggi, alle sedici in punto, Penati «si prepara alla recita». Già, tutto è stato deciso e confezionato dall’inquilino del palazzo, con tanto di conferenza stampa dei capigruppi di maggioranza allineati e coperti a spiegare che «l’operazione si è svolta in sintonia col patto di sindacato siglato a suo tempo tra Comune di Milano e Provincia». Peccato, ricorda l’opposizione consiliare, che quel patto «è stato violato», che Penati «forte del cinquantun per cento di azioni sfida l’amministrazione comunale milanese».
Passaggi raccontati dalle cronache di queste settimane, con i ricorsi amministrativi e giudizari del Comune di Milano contro le scelte del presidente. Che, oggi, dopo la relazione al consiglio e il dibattito - «speriamo senza isterismi» dice Vincenzo Ortolina - sa già di incassare un ordine del giorno dove «si approva» la scalata, la partecipazione e la gestione della Serravalle targata Penati. Tutto bene, tranne la questione di Monza e Brianza: la neo-provincia che reclama la sua parte di Serravalle, quel diciannove per cento che, dati del commissario di governo, le spetta. E che Penati vuole «scippare» osserva la Casa delle Libertà, anche se ufficialmente in sede di commissione, l’ex sindaco sestese, ha confermato che «Monza e Brianza avrà la sua parte di azioni» salvo poi fare un balzo indietro e ricordare che «Lodi quando si staccò da Milano non ebbe nemmeno un’azione». Evidente che per la neoprovincia c’è il rischio di non incamerare proprio niente.
Uno «scippo» accusa la Cdl reso possibile con la complicità della sinistra brianzola, con il sindaco di Monza, Michele Faglia, in silenzio per non disturbare chi, come Penati, ha reso possibile la sua elezione. E con l’assessore Gigi Ponti che, ovviamente, preferisce non sollevare la questione per non disturbare il presidente. Ma di questo, oggi, nell’aula di Palazzo Isimbardi, la Cdl chiede conto insieme a quello «assai salato che Penati sta facendo pagare ai milanesi».