«Serravalle, i cattivi affari della sinistra»

Solo dubbi sull’operazione Serravalle. A sollevarli è la Margherita che ha però una certezza, «il debito assunto con Banca Intesa di 238 milioni». Davvero niente male come risultato della scalata consumata da Filippo Penati per conquistare la quota in mano a Marcellino Gavio. Ma, attenzione, l’operazione «non convince» neppure «sul piano politico» osserva il vicesegretario lombardo della Margherita, Pierluigi Mantini.
«Critico anche l’affermazione del presidente della Provincia secondo cui per lo sviluppo delle infrastrutture viabilistiche è “indispensabile che il controllo della società resti pubblico”. Se così fosse l’interesse pubblico dovrebbe coincidere con la proprietà pubblica ma non è più così neanche in Cina». Dettaglio sfuggito, forse, all’ex sindaco diessino di Sesto San Giovanni che travestito da tycoon della finanza giudica l’esborso di 238 milioni di euro “un buon affare”: «Può darsi ma stiamo parlando di affari, buoni e cattivi, con i soldi dei cittadini» ovvero chiosa Mantini «da un governo di centrosinistra pretendo buone politiche più che buoni affari e un maggiore rigore sul ruolo del pubblico che non deve confondersi con il privato».
Lezione di etica per chi usa risorse pubbliche per ottenere il controllo di una società già controllata. Lezione inutile per chi dà qualcosa come 176 milioni di plusvalenze.