«Serravalle, i ds hanno obbligato Penati»

«Qui l’anno prossimo verrò a servire a tavola la Moratti eletta in Comune»

Giannino della Frattina

Il colpo di mano di Penati sulla Serravalle? Un disegno che arriva da lontano, un piano che vola sopra la testa del presidente della Provincia. Nel ruolo del convitato di pietra ieri al tradizionale pranzo di Gabriele Albertini ospite dei Ds al ristorante Valtellina sotto i tendoni della festa dell’Unità. «Sono convinto - assicura il sindaco - che quello che ha fatto l’ha dovuto fare. Controvoglia, perché gliel’hanno imposto e non certo perché lo abbia condiviso».
Un’inquietudine che occupa la mente di Albertini. Che, davanti a bresaola e riso giallo con la luganega, torna continuamente alla vicenda della società che gestisce l’autostrada per Genova e le tre tangenziali milanesi. La gallina dalle uova d’oro di cui il Comune possiede una quota, ormai svalutata dopo che Palazzo Isimbardi ha superato il 50 per cento pagando davvero salato l’imprenditore Marcellino Gavio. «Andate a vedere quanti dirigenti delle cooperative rosse sono poi passati a lavorare con Gavio», soffia sul fuoco Albertini. Che poi ricorda di come nelle due sezioni del Consiglio di Stato, una a favore della cessione dell’aeroporto di Capodichino, una contrario a quella della Sea, ci fosse un uomo vicino all’ex ministro diessino Vincenzo Visco. Situazioni simili, decisioni opposte. Di cui una a favore del Comune di Napoli, una contro quello di Milano. Secca la replica del segretario provinciale dei Ds seduto di fronte a lui. «Ha fatto bene Penati a non venire - saetta Franco Mirabelli -. Appare evidente che il sindaco non ha nessuna intenzione di ricostruire un dialogo con la Provincia. Il tentativo di prefigurare un complotto addirittura nazionale è la dimostrazione che pur di tenere aperta questa polemica Albertini è disposto a raschiare il fondo del barile. E soprattutto non ha risposto alla domanda più importante: che senso ha che il sindaco denunci alla Corte dei conti un’altra istituzione? Qual è il suo interesse visto che anche un’improbabile sentenza a lui favorevole non muterebbe la situazione attuale?». Impassibile, Albertini non si perde d’animo. «La magistratura ha la responsabilità di far rispettare la legge. Spero che lo faccia anche in questa circostanza».
E e tentar di metter pace tra i dirimpettai dei palazzi milanesi proverà un confronto televisivo. All’americana, proposto da Penati e accettato ben volentieri da Albertini. Succoso prologo alla campagna elettorale dei candidati per ora fantasma che sarà probabilmente ospitato da Telelombardia (ma in pista ci sono anche Odeon e Telereporter). Un fuoco di fila, dieci giornalisti, cinque scelti da Penati e cinque da Albertini, per far capire ai milanesi qualcosa di più di Serravalle e dintorni.
Magari anche sui prossimi sfidanti. «Un consiglio a Veronesi? Di non candidarsi. Alla Moratti? Di ascoltare i consigli di suo marito». Sorride Albertini che ha già un’idea di come andrà a finire («La Moratti accetterà, Veronesi no»). «E io - assicura -, l’anno prossimo verrò alla festa dell’Unità a servire a tavola la Moratti sindaco». Dell’oncologo, invece, il sindaco racconta che «i Ds stanno chiedendo al presidente Ciampi una nomina a senatore a vita per convincerlo ad accettare la candidatura a palazzo Marino».
Un muro di gomma, invece, Albertini a proposito del suo futuro. «Se mi offrite la presidenza di una banca rossa - risponde a Emanuele Fiano -, io accetto volentieri». Un po’ di veleno sul passato. «La Colli? Neppure Penati è riuscito a farmela rimpiangere». Politica e scalate? «Penati ha speso 238 milioni di euro per la Serravalle, ma ne ha trovati appena 100mila per la Scala». «Berlusconi? L’ho visto allo stadio il 14 agosto. Sta bene, gli sono cresciuti i capelli. Un po’ d’invidia. Con Veltroni va benissimo. Avevamo anche pensato per noi a delle cittadinanze ordinarie incrociate».