Serravalle: ora Penati fa il «duro»

Pugno di ferro nel guanto di velluto. La randellata su Serravalle e l’invito a pranzo alla Festa dell’Unità. Un po’ Radetzky, un po’ Metternich il presidente della Provincia Filippo Penati sceglie la «Prima serata» di Telelombardia per regolare i conti con il dirimpettaio Gabriele Albertini a cui invia un ultimatum. O con noi, o senza di voi. Mettetevi in riga perché altrimenti andiamo avanti da soli. Pomo della discordia la Serravalle, società dei veleni che gestisce l’autostrada per Genova e le tre tangenziali milanesi, «giocattolino» da 179 milioni di euro all’anno e 450mila veicoli al giorno. Che, dopo la convivenza Colli-Albertini, ha rovinato anche l’idillio con Albertini, furibondo per l’inciucio con il magnate delle autostrade Marcellino Gavio. Da cui Penati ha acquistato il 15 per cento delle azioni pagandole il triplo del prezzo a cui lo stesso Gavio le aveva rastrellate tra le amministrazioni (preferibilmente di centrosinistra). Ora Penati fa il padrone, alla faccia del patto stretto per governare con Albertini la società. Un giochino che al sindaco non è proprio andato giù, tanto da spingerlo tra le braccia della Corte dei conti. Che ha da lamentarsi, fa l’offeso Penati. «Le nuove azioni entrano nel patto. E si governa tutti assieme», assicura sorridendo alla telecamera. Altrimenti? «Altrimenti sapete che faccio? Con il mio 52 per cento nomino tutto il consiglio d’amministrazione e vado avanti da solo». Strano concetto del governare assieme, probabilmente già sperimentato a Sesto San Giovanni, l’ex Stalingrado d’Italia di cui Penati è stato ottimo sindaco.