«Serravalle, Penati gioca a Monopoli e i milanesi fan la coda in tangenziale»

Tabacci va all’attacco del presidente della Provincia: «La società si è svenata e ora taglia gli investimenti sulla viabilità»

Gianandrea Zagato

«Filippo Penati si conferma un grande finanziere. Peccato però che continui a giocare a Monopoli non con i suoi soldi ma con quelli dei cittadini di Milano». Bruno Tabacci va all’attacco del presidente della Provincia. Anzi, l’esponente dell’Udc, candidato al Comune come capolista, ritorna alla carica contro la Provincia imprenditrice. «Quando acquistò da Marcellino Gavio il suo quindici per cento di Serravalle in cambio di duecentocinquanta e passa milioni di euro, Penati aveva rassicurato, novello tycoon ambrosiano, che entro fine anno il debito contratto con Banca Intesa si sarebbe ridotto anche per effetto della cessione delle partecipazioni detenute dalla Provincia nella Cisa e in Serenissima. Impegno che non ha mantenuto».
Si riferisce, onorevole Tabacci, alla cessione da parte dell’amministrazione di via Vivaio alla propria controllata Serravalle della quota detenuta dalla Provincia stessa nella Serenissima?
«Passaggio quantomeno singolare e che è bene ripetere: Penati cede il 5,4 per cento di Serenissima che possedeva alla società Milano Serravalle spa in cambio di settanta milioni di euro. Ma come, per la quota della Serenissima l’unico concorrente è stata proprio quell’autostrada i cui vertici sono nominati dallo stesso Penati? E la Serravalle, benché unico concorrente, ha ritenuto conveniente pagare al suo azionista un prezzo di oltre il 35 per cento superiore a quello pagato soltanto pochi mesi orsono da un altro acquirente per la stessa quota?»
Domande che si sintetizzano in un quesito: chi paga il conto?
«Nell’immediato il costo è a carico degli altri azionisti della società di Assago - il Comune di Como, la Provincia di Como e di Pavia e soprattutto l’amministrazione comunale di Milano - che hanno visto quell’azienda svenarsi per una operazione di poco interesse. Ma nel medio periodo a pagare il conto sono i cittadini dell’area milanese, quelli che già hanno subito una decisione presa dai vertici di Serravalle: di tagliare dal proprio piano di investimenti gli interventi per gli svincoli di Cascina Gobba e Molino Dorino».
Questo per gli automobilisti significa continuare quindi ad essere forzati delle quattro ruote, pendolari nell’inferno delle tangenziali milanesi gestite da Serravalle.
«Gli elettori di Milano in coda ogni mattina sanno chi ringraziare. Ma devono ancora sapere che per dare una parvenza di credibilità a quest’operazione si è persino scomodato un progetto serio come il “corridoio 5“, facendo credere che comprando una quota irrisoria del cinque per cento di un’autostrada veneta si risolvano i problemi di viabilità del milanese. Penati deve realizzare le opere in Lombardia, dove ha ricevuto la fiducia degli elettori che, ora, giustamente reclamano la Tangenziale est esterna».
Già, che fine ha fatto la Tem?
«Era stata inserita in tempi davvero da record nella “legge Obiettivo”. Oggi, la Tem, sconta ritardi attribuibili solo ai continui cambi di orientamento della giunta di centrosinistra che governa la Provincia. Basta sfogliare le cronache cittadine per scoprire che in una sede, Penati, sostiene la Tem e poi, quindici giorni dopo, boccia il progetto».
Riassumendo: quella di Penati è stata solo un’operazione di potere senza una strategia industriale?
«Il tempo delle partecipazioni statali è finito. Amministrare necessita di scelte coerenti e coraggiose e non solo di annunci ai giornali».