Serravalle, Penati ha speso 75 milioni di troppo

Fi: «Ciò dimostra che il ricorso al Tar del Comune non è campato in aria». Masseroli, Commissione bilancio: «C’è un patto di ferro tra Gavio e l’ex sindaco di Sesto»

Gianandrea Zagato

Sempre e solo dubbi sull’operazione Serravalle. A sollevarli non è la politica ma il mercato che ha una certezza: un’azione della società autostradale vale 6 euro e 6 centesimi. Valore messo nero su bianco dall’Abm Merchant per acquistare il pacchetto messo all’asta dal comune di Como.
Un milione e ottocentomila titoli che in cambio di dieci milioni e 900mila euro passano dalla cassaforte dell’amministrazione lariana - «ci consente di finanziarie senza indebitarci in mutui alcune opere pubbliche» dice il sindaco Stefano Bruni - a quella del gruppo lussemburghese. Operazione che lascia a bocca asciutta Marcellino Gavio disposto a pagare 6 euro e 6 cents per titolo ovvero un cents in meno di quello offerto dai lussemburghesi per aggiudicarsi l’un per cento comasco. Fin qui la cronaca che secondo Forza Italia «dimostra la giustezza del ricorso presentato da Palazzo Marino alla Corte dei Conti sulla scalata di Filippo Penati alla società di Assago». Commento che Carlo Masseroli, presidente della commissione Bilancio del Comune, fa seguire da un appunto: «La corsa di Gavio alla conquista di quell’un per cento comasco è l’ulteriore conferma che il socio privato non ha nessuna intenzione di uscire da Serravalle (detiene il 12 per cento) e che per restarci ha stretto un patto di ferro con il socio di maggioranza assoluta».
Polemica che nasce da quell’investimento di 238 milioni e 437mila euro pagati dalla Provincia di Milano a Gavio per ottenere dall’imprenditore il 15 per cento delle azioni di Serravalle. Sforzo economico non indifferente per le casse della giunta Penati con la valutazione di 6,79 euro per azione che con trenta per cento del premio di maggioranza - deciso dallo stesso Penati - sale a 8,83 euro. «Vuol dire» spiega Masseroli che «Penati paga a Gavio 73 cents in più per azione rispetto al valore incassato da Como. Settantré cents che diventano due euro e 77 in più con il premio di maggioranza regalato a Gavio perché il controllo della Serravalle - grazie al patto di sindacato Provincia e Comune - era già in mano pubblica». Diventa più chiara l’ipotesi di danno erariale, con la Provincia guidata dal diessino Penati che, conti alla mano, «rispetto ai 6,6 euro di Como ha speso 19 milioni e 710mila euro in più per ottenere le azioni e che, aggiungendo il premio di maggioranza, significa un esborso di qualcosa come 74 milioni e 790mila euro di troppo. Settantacinque milioni di soldi pubblici».
Come dire: un cattivo affare della sinistra quando governa. E che a parole si impegna per la quotazione in Borsa, «sbarco condiviso da tutti e al più presto» dichiara lo stesso Penati. Peccato però che «tecnicamente è impossibile» sostiene Masseroli: «Per approdare a Piazza Affari bisogna mettere lì il 25 per cento della società. Ma Penati che possiede il 52,9 per cento di Serravalle dichiara che non scende sotto il 51 per cento ovvero che in Borsa, la Provincia, mette solo l’1,9 per cento. E il resto?». «Sono ottimista... lo troveremo sicuramente» chiosa Penati. Replica Masseroli: «Non finisce di sorprendere. Sa che gli altri hanno dichiarato di non essere interessati tranne il Comune che è disponibile proporzionalmente rispetto alla quota che la Provincia mette come flottante. Ma continua a sostenere che “lo troveremo“, forse il presidente confonde l’approccio al mercato con il socialismo reale».
Possibilità che non scioglie uno dei nodi fondamentali per lo sbarco in Borsa, «dove, comunque, bisogna alzare delle barriere contro chi tenta di voler scalare la società e, quindi, ad esempio che i soci non possono acquistare o non possono andare oltre una certa quota». Paletti indispensabili dopo il metodo «discutibile» usato da Penati per controllare la società e deprezzare il valore della quota che Gabriele Albertini voleva valorizzare.