Serravalle, Penati non rinuncia alla scalata

«Amareggiato e sorpreso» dopo che Albertini lo ha trascinato davanti alla Corte dei conti. Più che uno scontro tra istituzioni è ormai un drammone. Un feuilleton estivo, non fosse che in ballo ci sono 238 milioni e 437mila euro di spiccioli. Pagati da Filippo Penati all’imprenditore Marcellino Gavio per acquistare il 15 per cento di Serravalle, la società che gestisce un tratto dell’autostrada per Genova e le tre tangenziali milanesi. Un colosso delle autostrade, snodo decisivo per controllare il futuro sviluppo infrastrutturale del Nord Italia e non solo. Operazione che al sindaco non è proprio andata giù. Soprattutto dopo la firma di quel «patto di sindacato» con cui Penati si era impegnato a governare con Comune e Camera di commercio. Ora Palazzo Isimbardi assicura di non aver ancora ricevuto nessuna comunicazione ufficiale del ricorso, ma Penati prende nuovamente carta e penna per dar sfogo all’amarezza. «Comune e Provincia non c’entrano - si lamenta -. C’è solo Albertini che chiede alla Corte dei conti di verificare se ci siano responsabilità personali di Penati. Non mi aspettavo un attacco personale, un’azione che pare dettata da malanimo e cattiveria, ma che non potrà mutare l’assetto di Serravalle e da cui il Comune non trarrà alcun vantaggio». Malanimo e cattiveria, Penati decide di indossare i panni della vittima, ma annuncia di non aver nessuna intenzione di rinunciare alla scalata, attività particolarmente in voga ultimamente nel centrosinistra. «Attacco personale di Albertini a Penati? Niente di tutto questo - replica il vicesindaco Riccardo De Corato -. Albertini vuol difendere la quota del Comune e quel patto di sindacato che Penati ha rotto senza preavviso».
«Più passa il tempo - si difende Penati - più sono convinto che l’acquisto costituisca non solo una buona mossa strategica per la mobilità del Milanese, ma anche un arricchimento del patrimonio dei cittadini. La Provincia ha acquistato da Gavio dopo che Albertini alla nostra offerta aveva risposto che avrebbe messo le azioni all’asta partendo da una base di 8,3 euro. Aprendo la possibilità di consegnare Serravalle a Gavio».