Serravalle, la Provincia rompe il patto col Comune

L’azzurro Palmeri: dopo il blitz con Gavio, l’intesa salvagente è diventata zavorra

Gianandrea Zagato

La Provincia disdice il patto di sindacato con il Comune. È l’ultimo colpo di mano di Filippo Penati che vuole una Serravalle a senso unico, senza nessun controllo. Decisione sottoscritta «su indicazione del presidente» dalla giunta provinciale «preso atto che il protrarsi di questo accordo non favorisce lo sviluppo industriale ed economico della Serravalle».
Nota della delibera di giunta che fa a pugni con le dichiarazioni stampa dell’inquilino diessino di Palazzo Isimbardi ormai travestito da tycoon del ramo autostradale. Cronache dove Penati garantisce non solo che «noi spingeremo perché il patto di sindacato rimanga valido» ma pure che «tocca al Comune indicare il presidente della società e a noi l’amministratore delegato. Così accadrà perché noi non vogliamo estromettere nessuno». Virgolettati di chi ai giornalisti ha sempre sostenuto «di avere i nervi saldissimi». Peccato che non abbia però retto «neppure a un mal di pancia» chiosa Bruno Dapei, capogruppo di Forza Italia in Provincia: «Scegliere di rompere il patto per “grave inadempimento del Comune“ è la risposta di chi evidentemente teme le sentenze dei giudici contabili, amministrativi e se necessari anche di quelli penali».
Ma forse l’ultimo atto di Penati «è, diciamo, conseguente alle dimissioni telecomandate di otto consiglieri d’amministrazione in quota alla Provincia che, il giorno prima, nero su bianco, già sostenevano la “rottura del patto parasociale”» osserva Manfredi Palmeri, capogruppo azzurro in Comune: «Prova inequivocabile che quel patto per Penati è stato prima un salvagente e poi, dopo lo spregiudicato blitz d’agosto, una zavorra». Valutazione di un cambiamento di rotta impresso dal presidente dopo l’acquisto di quel 15 per cento di azioni in mano a Marcellino Gavio che ha incassato qualcosa come 238 milioni di euro: «Rileggendo le rassegne stampa di questi mesi non si può non prendere atto che Penati è come Zelig, sa dire tutto e il contrario di tutto» continua Palmeri. Già, come fosse un film già visto con la precedente gestione della società autostradale e come se Penati non seguisse più i tempi della politica bensì quelli del mondo degli affari. «Conferma di una doppia amministrazione provinciale: quella ufficiale, fatta di incontri e documenti, e quella nera, fatta sa tradimenti e ordini dati e ricevuti nelle segrete stanze e per inconfessabili motivi e interesse» aggiunge Dapei. Sospetti «più che legittimi» secondo Forza Italia, che alla delibera provinciale di disdetta del patto di sindacato contrappone la richiesta del Comune dell’arbitrato - «ricorso a un giudice terzo previsto dal patto» -: testimonianza, oltre ogni ragionevole dubbio, della fedeltà dell’amministrazione milanese al patto, «volontà di rispetto che per Penati è invece uno strappo unilaterale» commenta Carlo Masseroli, presidente della commissione comunale Bilancio. «Appiglio pretestuoso del nuovo re delle autostrade che rifiuta il confronto televisivo con il sindaco Albertini e che nuovamente invitiamo in consiglio comunale» dice Masseroli.
Appuntamento che difficilmente vedrà presente Penati, «talmente è abituato» ricorda Dapei «a deliberare in assenza di un indirizzo del Consiglio ma addirittura in direzione opposta all’unica delibera consiliare della Provincia sull’argomento». E, comunque, forse, ci sarà prima la tutela della magistratura, con tanto di risarcimento al Comune per un patto rotto nel nome e interessi di strategie che non sono quelle pubbliche.