Serravalle «sotto chiave», Penati è il padrone

Palazzo Isimbardi pronto a cedere il 10 per cento della Pedemontana a Banca Intesa

Gianandrea Zagato

Filippo Penati completa l’operazione di controllo della Serravalle e designa presidente della società autostradale Giampio Bracchi. Conferma di quella strategia che il presidente della Provincia ha imposto dopo aver lautamente pagato il quindici per cento di azioni da Marcellino Gavio: duecentoquaranta e passa milioni di soldi pubblici spesi per conquistare la maggioranza delle quote della società ed estromettere il Comune di Milano dalla cabina di regia della società.
A Palazzo Marino spetta, infatti, un solo posto nel nuovo consiglio d’amministrazione rispetto ai quattro che aveva in passato, mentre la Provincia passa da otto a dodici rappresentanti. E se il sindaco Gabriele Albertini indica Bruno Rota, presidente uscente della Serravalle, ancora come presidente indicato dal Comune - «per noi il patto di sindacato non è risolto e quindi riproponiamo Rota» dice l’assessore Giorgio Goggi -, Penati riconferma tutti e undici i consiglieri dell’ex cda che aveva dimissionato e, naturalmente, rimette Massimo Di Marco sulla poltrona di amministratore delegato.
Fin qui l’organigramma sottoscritto dall’inquilino di via Vivaio che appare sempre meno ente locale e sempre più una holding finanziaria. Come dire: «È l’ultimo atto di una commedia già scritta, quando manca la politica trovano spazio operazioni finanziarie spregiudicate ai danni del territorio» chiosa Manfredi Palmeri, capogruppo comunale di Forza Italia. Valutazione di un’amministrazione provinciale diventata padrone assoluto di una società che si trova al centro di un fondamentale intreccio di partecipazioni da cui si controllano i principali investimenti in infrastrutture attorno a Milano e in Lombardia nei prossimi anni: «Di questo Penati deve ringraziare Banca Intesa che ha finanziato l’operazione. E ne paga il conto con la nomina del vicepresidente di Banca Intesa a numero uno della Serravalle» commenta Bruno Dapei, capogruppo azzurro in Provincia.
Che denuncia «l’altro regalo» che Penati vuol fare a Banca Intesa «con la cessione senza gara del dieci per cento di Pedemontana a Bazoli e Passera». Prova del «cerchio che si chiude» fa sapere Carlo Masseroli, presidente della commissione comunale Bilancio: «Adesso, non resta che attendere quali altri doni, Penati, porterà in dote a Banca Intesa e, nel futuro pure a Unicredit. E non possiamo però non chiederci come possa un uomo di alto profilo come Bracchi presiedere un consiglio bulgaro. L’unica spiega possibile è che Penati porta a termine l’operazione Serravalle resa possibile solo con i soldi di Banca Intesa». Opinioni che Max Bruschi fa seguire da una sollecitazione al neo presidente: «Bracchi deve cedere quell’ottanta per cento di quote della Valdata, partecipata di Serravalle. L’ha stabilito con voto unanime il consiglio provinciale di Milano: volontà da rispettare, anche se con quasi dieci mesi di ritardo». Impegno reclamato dai consiglieri di Palazzo Isimbardi che attendono l’esito dei ricorsi presentati dal Comune e dai gruppi d’opposizione in Provincia (Lega esclusa) sia alla magistratura contabile che al Tar contro il blitz pro-Gavio di Penati.
Ricorsi con al centro un gioiello autostradale, Serravalle, che «ha trovato un presidente di garanzia, unico paladino del controllo pubblico violato da Penati» sostiene Giovanni De Nicola (An). Analisi pro Bracchi che, intanto, promette di mettere in moto Serravalle «per quello che deve fare in Lombardia, dove c’è fame di infrastrutture, sperando in una gestione con l’armonia delle istituzioni». Ultime parole famose del vicepresidente di Banca Intesa che ha offerto la sua «disponibilità» al diessino Penati per guidare la concessionaria dell’A7 e delle tangenziali milanesi dove appare evidente che ci guadagnano tutti, tranne uno: il Comune di Milano.