Serve il caffè a due poliziotti Arrestato barista-rapinatore

Ripreso dalle tv di una banca, viene individuato dagli agenti in pausa pranzo

Il caffè fa male, lo dicono tutti i medici. E in qualche caso sembra faccia male anche ai camerieri che lo servono. O quanto meno ha fatto male al barista che ha scodellato due tazze fumanti ad altrettanti investigatori della squadra mobile. Che lo hanno riconosciuto quale autore di un rapina in banca avvenuta un paio di mesi prima. I successivi accertamenti eseguiti dalla scientifica attraverso la comparazione biometrica delle sue foto con le immagini fissate dalle telecamere a circuito chiuso hanno poi fugato ogni dubbio. Così Giovanni Ferrante il 30 dicembre è diventato l’ultimo arrestato della squadra mobile. Un primato di cui difficilmente potrà andare fiero.
La nostra vicenda ha come prologo l’assalto del 7 agosto all’agenzia Antonveneta di viale Brenta 16. Quel giorno un uomo sui 40 anni, magro e allampanato, fa irruzione in banca con il suo bravo taglierino «regolamentare» in mano. Il colpo fila via liscio come l’olio e il bandito fugge indisturbato con oltre 3.400 euro. Denunciata la rapina, le indagini vengono affidate alla squadra mobile che prende come sempre visione delle immagini delle televisioni a circuito chiuso. Fotogrammi belli, limpidi, che mostrano il viso del bandito di fronte e di profilo, meglio di una foto segnaletica. Però quel viso non dice nulla agli agenti. Che le ripassano l’un l’altro per quasi tre mesi senza cavare un ragno da un buco.
Verso le fine di ottobre però la svolta. Un paio di investigatori vanno a prendere un caffè al «Tobby’s bar» di via Taramelli, zona Maciachini. E chi c’è dietro il bancone ad armeggiare alla macchina? Esatto, proprio lui. I poliziotti non hanno dubbi. E ricambiano con un sorriso soddisfatto il bel gesto con cui il nostro eroe porge le tazzine.
Un breve accertamento e saltano fuori nome e cognome: Giovanni Ferrante, 45 anni, pluripregiudicato per rapine, droga e quant’altro. Ma ci vuole la «prova provata» per convincere il giudice. Così gli agenti vanno all’ufficio anagrafe, si fanno consegnare la foto della carta d’identità: è del 2004, perfetto! Fanno fare ai colleghi della scientifica la comparazione biometrica, che prende in esame le distanze tra mento, naso e orecchie e così convincono il pm a chiedere al gip l’ordinanza di custodia cautelare.
Tra una cosa e l’altra passano un altro paio di mesi, e quando i poliziotti vanno a prenderlo al bar scoprono che al «Tobby’s» sono cambiati gestione e personale. Niente paura, una visura consente di accertare come la vecchia proprietà si sia trasferita armi e bagagli, barista compreso, in un altro caffè, questa volta ad Arcore. Dove appunto il 30 dicembre Ferrante viene rintracciato: giusto in tempo per essere l’ultimo arresto della mobile per il 2006. Chissà come la cosa avrà inorgoglito il buon Ferrante.