«Serve una condanna da tutti A Genova purtroppo non arriva»

(...) Antonio Mazzocchi, deputato di An, chiede al ministro Amato di riferire sul «caso Genova». Ma cosa è davvero il «caso Genova»?
«Non so se esista e che dimensioni abbia, io comunque un po’ di preoccupazione per quanto sta accadendo ce l’ho».
Dettata da cosa?
«Ci sono due aspetti negativi: il primo è che secondo me gli attacchi all’arcivescovo arrivano da fonti diverse. Non c’è la stessa mano dietro tutte le scritte, eppure hanno lo stesso obiettivo. Più gruppi hanno preso di mira monsignor Bagnasco e quello che rappresenta».
Il secondo aspetto?
«È il punto più delicato. Non si può impedire al presidente della Cei di fare il presidente della Cei. Invece qui si sta cercando proprio di togliergli il diritto di parlare».
Forse non solo chi ha vergato certe scritte ha questo obiettivo.
«E io rispondo da liberale, non da cattolico. Da liberale non posso ammettere che si impedisca a qualcuno di esprimere la propria idea. Ognuno può essere in disaccordo, dirlo nel modo più esplicito possibile, avere idee diverse. Ma non può arrivare agli insulti e alle minacce morte».
È un concetto tanto difficile da sostenere?
«Diciamo che è grave e preoccupante se da parte delle istituzioni non c’è una dissociazione netta da queste aggressioni».
Il sindaco Pericu dice di aver mandato una lettera privata all’arcivescovo.
«Meglio una lettera privata che niente. Ma lui è un personaggio pubblico, rappresenta la città. Serve un suo messaggio pubblico. Qui non si tratta del rapporto tra l’uomo Pericu e l’uomo Bagnasco. È l’istituzione Comune che deve stare al fianco dell’istituzione arcivescovo, prima ancora che al presidente della Cei. Non sono cose che di risolvono con un bigliettino».
Già, il problema della solidarietà. Di solito non costa nulla, e infatti la si dà senza troppi problemi. A Genova, invece, sembra costi cara, almeno politicamente. E conviene risparmiare anche su quella. Renata Oliveri, candidata della Casa delle Libertà per la Provincia, è decisa.
Lei non ha badato a spese?
«Già dopo la prima scritta offensiva sul portone della cattedrale, io ed Enrico Musso, oltre alla solidarietà a monsignor Bagnasco, abbiamo lanciato un appello perché sentivamo l’esigenza di prendere le distanze da questi fatti perché avvertivamo il rischio di un’escalation».
Preveggenti?
«Purtroppo avevamo ragione. E a questi fatti non dobbiamo rispondere con la tolleranza in nome di presunti diritti di chi vuole esprimere la propria opinione. Qui siamo di fronte alle offese, ben presto divenute blasfemia e poi minaccia fisica».
Serviva una maggiore reazione?
«Certo. Sono stupita che rispetto alla solidarietà seguita alle prime scritte, quasi unanime da parte delle istituzioni, oggi ci sia un silenzio assordante di fronte alle minacce. La festività di Pasquetta non era un motivo sufficiente a giustificare certe amnesie».
C’è chi ne ha approfittato per tacere?
«Non so se a qualcuno ha dato fastidio veder comparire falce e martello sotto quelle minacce. O se c’è timore di offendere, più che l’arcivescovo, una parte politica amica».
I candidati dell’Italia di Mezzo propongono una lista di chi sta con Bagnasco e chi no. Lei ci sta?
«Non credo serva una Schindler’s list. Una Broglia’s list, in questo caso, mi lascia indifferente. Ritengo che ognuno debba prendersi la propria responsabilità. Noi lo abbiamo già fatto. E per primi abbiamo lanciato un appello a tutti i candidati ad aderire per dare una segnale forte. Lo rifacciamo anche perché mi spiace constatare che quasi nessuno ha finora risposto».
C’è anche chi non s’è preso responsabilità.
«Beh, se è per questo ho sentito anche dei consiglieri comunali di Genova dire che i ragazzi dei centri sociali fanno bene a prendersi ciò che non hanno».
Qual è il vero problema?
«La mancanza di memoria. La continua ricerca di cattivi maestri. Io sono per la libertà di pensiero e di espressione, non per l’apologia del terrorismo».
Ogni riferimento a Scalzone è puramente voluto.
«Anche a lui, sì. Anche».