Serve una Confindustria del Mare

Boccia e Mattioli: una voce forte per far crescere la Blue Economy

Presto una Confindustria del Mare? È più di un'ipotesi, stando alle autorevoli dichiarazioni dell'ultima ora: «È arrivato il momento di dare una voce forte e unitaria alle componenti industriali del nostro mare: armamento, terminal portuali, logistica, navalmeccanica, nautica e pesca. Confitarma, con le altre associazioni confindustriali del settore Assiterminal, Assologistica, Assonave, Ucina e Federpesca, è pronta a costruire il primo nucleo industriale della Blue Economy di Confindustria, che si candida fin d'ora a punto di riferimento per la futura strategia marittima e logistica al servizio del Paese». Così Mario Mattioli, presidente di Confitarma (l'associazione degli armatori), in occasione dell'assemblea annuale.

E arriva la benedizione di Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria. Che aggiunge: «Siamo d'accordo con Confitarma per dare vita a una grande Confindustria del Mare e sviluppare al massimo grado la Blue Economy, in un Paese che è un grande porto naturale, avvantaggiato dalla sua posizione centrale tra Europa e Mediterraneo. Un Paese che per progredire ha bisogno di infrastrutture, di aprire cantieri e non di chiuderli, di realizzare una grande politica per la crescita».

Per la cronaca, Mattioli & C, avevano anche auspicato di recente il ripristino del ministero della Marina Mercantile (o qualcosa di simile), oggi accorpato alle Infrastrutture e Trasporti. Fu una decisione discutibile (1993, governo Ciampi) considerata la posizione geografica dell'Italia, la cui economia del mare, nonostante la crisi, vale ancora oltre 40 miliardi di euro.

Nel progetto, quindi, oltre a Confitarma, è impegnata direttamente la stessa Confindustria. Interessante capire come reagirà il variegato mondo della nautica da diporto, diviso com'è in due associazioni in perenne conflitto nonostante i frequenti segnali di distensione. Ucina è da sempre l'indiscussa associazione confindustriale, ma decimata dalla scellerata scissione di qualche anno fa con l'esodo dei grandi marchi poi confluiti in Nautica Italiana, a sua volta affiliata ad Altagamma. Quei grandi marchi che in seguito uscirono, uno ad uno, da Confindustria sbattendo la porta per protesta contro il rifiuto della casa madre di aprire le porte a una seconda associazione di categoria ribadendo così il ruolo istituzionale di Ucina.

È l'inizio della fine di una guerra, a tratti anche violenta, che ha danneggiato pesantemente l'immagine di tutta la filiera? Sarebbe davvero auspicabile. Al di là dei contendenti, la priorità resta il comparto intero che, a fatica, si sta avvicinando ai livelli del periodo pre-crisi. Chi vivrà vedrà. In ogni caso, ben venga la Confindustria del Mare.

AR