"Serve un fondo di garanzia: Stato e banche non ci lascino soli"

Confindustria all'attacco. Il presidente Emma Marcegaglia ha chiesto sgravi fiscali per le imprese che investono e un taglio dei tassi alla Bce<br />

Per scongiurare gli effetti recessivi della crisi finanziaria il governo e le banche, che già godono delle garanzie dello Stato, non possono lasciare sole le imprese. È questo il messaggio lanciato dal presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, nel corso del Forum della Piccola industria che quest’anno si è svolto a Bologna. «I soldi dati alle banche non devono rimanere al loro interno, devono servire a erogare credito alle imprese. Questo è il grande problema di oggi e su questo non faremo sconti a nessuno», ha annunciato battagliera.
La richiesta principale che il mondo imprenditoriale rivolge all’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi consiste in un «fondo di garanzia» del credito, attivo da subito di modo che i programmi di investimento e di sviluppo non siano penalizzati da eventuali carenze di liquidità. Dal governo ci si aspetta una «decisione forte e chiara», ha sottolineato Marcegaglia che la settimana prossima, a Roma, incontrerà il premier e il presidente dell’Associazione bancaria italiana, Corrado Faissola, per cercare un percorso che consenta di superare l’impasse.
La leader degli industriali, infatti, non è pessimista. «Penso che non ci debba essere panico: il momento è delicato ma si uscirà da questa crisi. Non è la fine del mondo, del mercato e delle imprese», ha dichiarato consapevole «che dopo la tempesta arriverà anche il sereno».
Anche se i margini di manovra sono limitati, secondo il numero uno di Viale dell’Astronomia, si dovrà intervenire su due fronti. Su quello interno sarà necessario un pacchetto anti-crisi costituito da misure fiscalmente favorevoli agli investimenti. Sul fronte europeo, invece, si ritiene opportuna l’adozione di una politica monetaria espansiva da parte della Bce, ovvero un taglio del costo del denaro.
«Ci aspettiamo dal governo a breve sostegni fiscali per tutte quelle imprese che investono in ricerca e innovazione, in risparmio energetico e che aumentano anche il proprio capitale», ha aggiunto Marcegaglia ribadendo la necessità di uno stanziamento di «fondi importanti sulle infrastrutture che a oggi hanno subito tagli pesanti». Stessa lunghezza d’onda con il governo, invece, in tema di defiscalizzazione delle tredicesime dei lavoratori. «È una cosa su cui si possono fare delle valutazioni - ha affermato - ma in generale tutto quello che è un po’ spot non so quanto possa incidere sui consumi».
Per quanto riguarda la Banca centrale europea, invece, è fondamentale un abbassamento dei tassi di interesse di due punti percentuali entro la fine del 2009. «La Bce già nei prossimi giorni tagli i tassi di almeno l’1% subito e di un altro 1% entro la fine dell’anno», ha auspicato. Un eventuale intervento di Jean-Claude Trichet, però, dovrebbe tradursi in una maggiore capacità di finanziamento con analoga flessione dei tassi interbancari, Euribor in primis. Se la Bce taglia, ma l’Euribor continua ad essere un punto, un 1,30 sopra i tassi, «non abbiamo capito niente». Per Confindustria «bisogna fare in modo che l’interbancario torni a lavorare in modo serio e dunque l’Euribor sia 0,20-0,30 sopra i tassi».
Per superare la crisi, tuttavia, serve anche la collaborazione dello Stato in generale e degli enti pubblici in particolare. «Ci aspettiamo infine anche delle scelte sui crediti che le aziende hanno nei confronti della pubblica amministrazione, pari a 70 miliardi di euro, che spesso vengono pagati a 300 giorni e creano una situazione di illiquidità nelle imprese molto grave», ha denunciato Marcegaglia, guardando il ministro Renato Brunetta, seduto in platea.
E dal governo, in sostanza, Confindustria ha ricevuto le prime risposte già a Bologna in quanto lo stesso Brunetta ha assicurato il proprio impegno per velocizzare i pagamenti della Pa, mentre nel videomessaggio del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, si promettono 600 milioni per il fondo di garanzia per le Pmi.
Non poteva mancare un attacco alla Cgil che non ha firmato la proposta di riforma dei contratti sottoscritta da Confindustria, Cisl e Uil. «Non stiamo cercando un accordo separato ma non possiamo accettare sempre i veti di chi guarda sempre al passato, di chi guarda solo al passato e ci condanna a rimanere fermi», ha detto Marcegaglia, ricordando che Epifani «dice sempre no» alle ipotesi di riforma visti anche i precedenti con Confcommercio e con gli statali. «Ci sarà un momento in cui la Cgil dirà sì a qualcosa?», ha concluso ironicamente.