«Serve una patente per i maestri di sci e per le guide alpine»

«L’imprudenza è qualcosa che non ci si può permettere. La montagna è bella, ma non perdona». Michela Vittoria Brambilla, ministro del Turismo, è reduce dal Forum del turismo invernale di Bormio. Ma la cronaca parla di valanghe e di un tragico fine settimana.
Ministro Brambilla, ancora morti in montagna.
«Il tema della sicurezza è sempre più attuale. E ringrazio le forze dell’ordine ed il soccorso alpino per l’ottimo lavoro».
Cosa si può fare?
«Il mio disegno di legge per l’ordinamento delle professioni del turismo montano ha già cominciato il suo iter. Ora verrà sottoposto alle regioni».
E poi?
«Serve un codice della neve che disciplini i comportamenti. Ci vogliono informazione, più educazione e sanzioni».
Partiamo dal ddl.
«Storicamente la montagna ha prodotto molte professionalità: il maestro di sci, la guida alpina. Un patrimonio importante, ma non basta per garantire ai turisti sicurezza».
Cosa serve?
«Un riordino delle professioni. Ogni regione legifera per conto suo. La guida equestre a Trento, quella speleologica nelle Marche e nel Friuli. Una disarmonia che non offre garanzie nemmeno agli operatori».
La sua legge cosa prevede?
«Che chi esercita abbia la competenza necessaria. Un percorso formativo, da affidare questo sì alle singole regioni, che porti all’abilitazione».
Insegnando che cosa?
«Le tecniche di base, ma con un continuo aggiornamento. E poi il codice deontologico, le norme disciplinari».
Basta imperizia e improvvisazione?
«Gli incidenti sono dovuti generalmente a rischi che i turisti si assumono autonomamente. Ma noi intendiamo stabilire i requisiti necessari per esercitare queste professioni. Dalle abilitazioni all’insegnamento delle tecniche alpinistiche, all’accompagnamento in ascensioni in roccia, in neve o ghiaccio o ancora all’accompagnamento in escursioni in ambiente montano o sotterraneo».
Altre figure?
«Una figura nuova sarà il maestro di arrampicata. Ma ci sono anche le guide vulcanologiche, gli accompagnatori in media montagna, quello montano a cavallo. L’importante è fissare dei criteri».
Ai turisti cosa diciamo?
«Devono rendersi conto che ci vuole prudenza. Che la montagna è pericolosa. Ci vogliono sanzioni, nell’interesse di chi vive la montagna».
Serve un codice della neve?
«Ci vuole una regolamentazione che valga dappertutto».
Come va il turismo in montagna?
«Siamo un’eccellenza. Per la bellezza dei nostri paesaggi, per la competitività dei nostri prezzi e per la sicurezza delle nostre piste».
I numeri cosa dicono?
«Che in Italia i turisti sono diminuiti solo del 3,1 per cento. Nulla rispetto al 15 per cento degli altri Paesi. Ma non in montagna, dove le camere d’albergo occupate sono addirittura cresciute dello 0,3 per cento».
Il futuro?
«I dati dei prossimi mesi sono anche migliori, si parla di un più 3 per cento per il mese di febbraio e di 1,6 milioni di vacanze già programmate tra gennaio e aprile. Del resto la nostra offerta è così completa».
Spieghi.
«Sono stata a Bormio, dove si può sciare, camminare, rilassarsi alle terme o nelle beauty farm, giocare a golf, andare a cavallo, approfittare di una gastronomia straordinaria».
Gli operatori chiedono incentivi.
«Sarebbe giusto. L’industria del turismo è l’unica che una volta presi gli aiuti non può delocalizzare la produzione. Penso alla Fiat che ha preso i soldi e poi apre gli stabilimenti all’estero».
Il turismo è un’industria imprescindibile.
«Imprescindibile e fondamentale anche per l’indotto. Soprattutto in tempi di crisi. Per ogni euro speso per dormire, se ne spendono altri 3 in altri settori».
Lei ha varato i buoni vacanza.
«Un successo. Nei primi sei giorni li hanno chiesti in 10mila. Categorie deboli come bassi redditi, famiglie numerose, anziani o portatori di handicap che hanno il diritto di andare in vacanza».
Ha già qualche numero?
«Su una media di vacanze da mille euro, 370 sono state a spese dello Stato. La vacanza non è solo svago, ma un fattore culturale, di coesione sociale e di benessere psico-fisico».