«Serve una soluzione e mi autosospendo»

«Caro Presidente, come ben sai, sulla questione che mi ha visto coinvolto, originata da una campagna di disinformazione scientificamente organizzata a oltre un anno dai fatti e con evidenti finalità politiche tese a colpire me (ma anche a offuscare lo sforzo da te condiviso della lotta all’evasione fiscale e i risultati che per questa via sono stati ottenuti per il risanamento dei conti pubblici) sono state dette e scritte cose non vere, sovente distorte e spesso del tutto false». È questo uno dei passaggi della lettera che ieri mattina il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco ha inviato al presidente del Consiglio Romano Prodi e al ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa. È stata la svolta sul caso delle pressioni sulla Finanza.
«Resta il fatto comunque che dall’intera vicenda emerge che la situazione al vertice della Guardia di finanza è diventata insostenibile», continua Visco nella lettera, di cui sono stati diffusi alcuni stralci.
«Poiché esiste un conflitto esplicito tra autorità politica e comandante generale che può determinare incertezza e confusione nel Corpo, il quale deve invece poter operare in tutta tranquillità», Visco con la propria lettera ha proposto a Prodi e Padoa-Schioppa la sospensione della parte della propria delega che riguarda la Guardia di Finanza, perché, ha scritto, «ritengo possa essere utile, per agevolare una rapida soluzione. Ciò appare opportuno anche per il doveroso rispetto delle posizioni manifestatesi in Parlamento».
«È altresì evidente che ai fini della lotta all’evasione - uno dei principali compiti che mi è stato affidato per attuare il programma di governo - la partecipazione della Guardia di Finanza, insieme all’Amministrazione finanziaria, rimane imprescindibile», scrive Visco nell’ultimo passaggio della lettera reso noto.