Serve un vero «Piano Marshall» per garantire sicurezza a Roma

«Il sindaco deve uscire dall’immobilismo e pretendere più agenti per il controllo del territorio»

L’ultimo ed ennesimo fatto di sangue che ha colpito la nostra città deve spingere le autorità competenti e le istituzioni del Comune di Roma a passare rapidamente dagli annunci ai fatti. Che un ragazzo di appena 22 anni muoia accoltellato davanti ai suoi amici è un episodio grave che dovrebbe suscitare da parte dei nostri amministratori del Campidoglio qualche presa di posizione, un minimo segnale, un cenno che il problema verrà in qualche modo seguito. E invece finora dobbiamo sopportare soltanto un silenzio assordante e prolungato. Aggressioni, risse, accoltellamenti sono ormai all’ordine del giorno e siamo stupefatti dall’immobilismo della giunta di centrosinistra che evidentemente non considera la sicurezza un valore di una buona amministrazione e la libertà dalla paura un diritto dei cittadini. Roma è una città violenta; la droga circola a piene mani; i fenomeni di vandalismo e di teppismo sono diffusi in tutti i municipi, dal centro alla periferia. Se ieri è stato accoltellato a morte un ventenne a Montesacro, la settimana scorsa è stato colpito al polmone con un punteruolo un giovanissimo americano su Ponte Sisto, a Trastevere. Ci sono poi interi quartieri come quelli dell’VIII municipio dove la malavita legata allo spaccio della droga la fa da padrona con sparatorie alle fermate dell’autobus che recentemente hanno colpito a morte un giovane pregiudicato mettendo a rischio la vita dei semplici passanti, spesso anziani e bambini. Ma di fronte a questo quadro allarmante la risposta è stata finora inadeguata. Ci si è limitati a convocare più volte il Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico, lasciando però troppo solo il prefetto Serra costretto a fare talvolta il tappabuchi, il mestiere “politico” che non gli compete, con dei brutti scivoloni come quella lettera inviata ai componenti di un Comitato di quartiere di Trastevere dove il prefetto li rimproverava di esagerare, di esasperare una situazione che allarmante non era. Qui invece occorre finalmente una presa d’atto; un vero e proprio piano Marshall per la sicurezza a Roma. Il sindaco deve promuovere un tavolo istituzionale per fronteggiare l’emergenza sicurezza. Deve pretendere dal governo atti concreti per la Capitale; deve parlare di più con il ministro Amato e ottenere da lui garanzie affinché a Roma sia potenziata la vigilanza del territorio. A Roma nell’ultimo biennio sono raddoppiati gli omicidi a scopo di furto o di rapina; i reati di lesioni, percosse e minacce dal 2004 a oggi sono cresciuti del 20%; sono aumentati i furti in abitazione del 30%; quelli d’auto sono passati dai 14mila e 500 agli oltre 20mila. I furti con strappo sono mediamente 61 al giorno, contro i 49 del 2005 e i 35 del 2004. A fronte di questa deriva della criminalità organizzata e della cosiddetta microcriminalità, che è altrettanto pericolosa, le volanti della Polizia sono state ridotte a 14 per ogni turno, neppure una a municipio. I mezzi sono spesso vetusti e sono stati tagliati gli straordinari e le indennità di reperibilità del personale di polizia. Bisogna allora che il sindaco esca dal suo immobilismo e pretenda un aumento dagli attuali 300 agenti impegnati sul campo con le volanti, ad almeno 500 unità. È chiedere troppo?
(*) Coordinatore regionale di Forza Italia