Servello striglia la Cdl: «Uniti ce la possiamo fare»

Il leader storico non si candiderà: «Tre punte? Ora più che mai serve coesione». La Russa: «La sinistra sa che abbiamo messo la freccia». Ronchi: «Da questa città una grande spinta per il centrodestra»

Gianandrea Zagato

Ventun giorni al voto e Franco Servello invita la Casa delle libertà a «buttarsi unita in questa campagna elettorale». Richiamo alla coalizione per far fronte alle sinistre, «buttiamoci con tutte le nostre forze: è una battaglia politica, di carattere storico e di ideali, tra noi e loro». E dalla platea del Nuovo, dove sfilano i candidati di An alla Camera e al Senato, sale un’ovazione per l’anziano leader della destra milanese: «Le tre punte, se possibile, si incontrino perché a me non piace sentire critiche da parte di uno nei confronti degli altri. Ora è necessaria la coesione, una coesione totale per fronteggiare un avversario che non ci dà tregua».
Lungo applauso a chi detta la linea politica interna al partito e ha scritto la parola fine della sua carriera parlamentare, «avete mai visto qualcuno che rinunci? Io perché sono convinto che in Italia si debba rinnovare la classe dirigente» osserva Servello. E mentre Andrea Ronchi, ricandidato alla Camera, annota che «da Milano viene una grande spinta per il centrodestra e in particolare per An», Ignazio La Russa ribadisce quali sono i temi al centro del programma di An: «Sicurezza, famiglia e sanità» accompagnati, secondo il capogruppo di An alla Camera, anche «dall’orgoglio dei valori della nostra Italia e dell’Europa, del peso della cultura cristiana». Identità e valori che, aggiunge La Russa, si contrappongono alla visione della sinistra, «quell’accozzaglia di liste che sostengono tutto e il contrario di tutto: con Tonino Di Pietro che dice “legalità, legalità, legalità” scimmiottando il suo ex capo del “resistere, resistere, resistere” e quelli che vogliono gli espropri proletari e portare via la barca a Massimo D’Alema».
Quella sinistra guidata da Romano Prodi e Piero Fassino che, continua La Russa, «voleva il divieto di fischiare, di esporre manifesti lungo corso Buenos Aires. Ma quando si scende in piazza si rischiano i fischi o gli applausi: se avevano paura del parere dei cittadini, allora hanno fatto bene a starsene a casa». Immagine dei «disperati del centrosinistra, che pensavano di aver già vinto e ora vedono che il centrodestra ha messo la freccia e li sta superando». Come dire: «L’Italia sta capendo che questo è un momento decisivo per il nostro futuro. E anche la sinistra lo capisce e per questo trema». Valutazione che Riccardo De Corato completa ricordando «ai milanesi le tante cose buone fatte da questo Governo». Elenco di trentasei riforme, di leggi importanti che «il centrosinistra non ha mai messo in cantiere e mai avrebbe fatto».
Motivo più che sufficiente, conclude il vicesindaco di Milano, per «invitare i milanesi a ridare fiducia per i prossimi cinque anni perché, evidentemente, nei cinque passati non potevamo fare tutto quello che volevamo». E i candidati di An già ringraziano anticipatamente.